Lunedì, 21 Giugno 2021
Cronaca

Montemarciano, canile lager sequestrato nel 2011: al via al processo

Teoricamente quello era un canile, ma secondo le accuse del pm Paolo Gubinelli, lì dentro, i cani venivano lasciati a loro stessi. Nella migliore delle ipotesi vivevano nella sporcizia e senza un riparo dalle intemperie

Teoricamente quello era un canile. Ma lì dentro, secondo le accuse del pm Paolo Gubinelli, i cani venivano lasciati a loro stessi. Nella migliore delle ipotesi vivevano nella sporcizia e senza un riparo dalle intemperie. Nella peggiore, soffrivano per malattie mai curate o erano obbligati a lottare con gli altri cani per sopravvivere. Alcuni sarebbero morti per gli stenti. Così sul tavolo della procura di Ancona, arrivarono foto di cani scheletrici, feriti e malati. E nell'ottobre del 2011, il pm dispose il sequestro dell'"Hotel del Cane" di Montemarciano (oggi chiuso) per poi mettere sotto accusa il titolare, accusato di uccisione e maltrattamento di animali. Ieri ha preso il via il processo a porte aperte di fronte al giudice monocratico Paolo Giombetti.

Per fortuna alcuni animali si sono salvati, grazie all’intervento delle associazioni quali “Amici Animali Onlus” e ”Quà la zampa” che, tramite il loro avvocato Tommato Rossi, si sono costituite parte civile chiedendo 5 mila euro di provvisionale. Tra i fortunati c'era un cucciolo, trovato da una volontaria con la zampa macciullata dalla ferocia di un suo simile. Solo una rapida adozione salvò il cucciolo, che dovette subire l’amputazione della zampa per continuare a vivere. Alla fine delle indagini, la pubblica accusa si era convinta che l’imputato non avesse mai garantito nel canile né le cure igienico sanitarie necessarie né un efficiente presidio veterinario, favorendo le malattie e la morte di almeno due cani. Ma come era possibile che i cani si azzuffassero così? Secondo quanto testimoniato da una delle volontarie, le recinzioni delle gabbie Tommaso Rossi-2sarebbero state rovinate e gli animali che sarebbero dovuti restare separati venivano a contatto. Per la pubblica accusa c’erano in totale circa 200 cani senza cure veterinarie, senza acqua calda, senza ripari e senza luce e senza la possibilità di poter sgambare a sufficienza. Il tutto mentre le volontarie cercavano di adottare il maggior numero di cuccioli per salvarsi da un futuro tutt’altro che roseo. Non solo perchè l'imputato è anche accusato di truffa per aver omesso di dichiarare la morte di un cane, risultato addirittura vaccinato, per poter proseguire nel prendere i finanziamenti dal comune. 

Tutte accuse rigettate dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Marco Pacchiarotti, che sostiene che in quel canile non si siano mai verificate situazioni descritte dalla pubblica accusa e dalle volontarie. tanto che anche ieri sono saliti sul banco dei testimoni due persone. il responsabile dell’Ufficio Ambiente del Comune di Senigallia e un veterinario dell’Asur. Secondo loro la struttura rispettava tutti gli standard  di un regolare canile. In particolare il veterinario ha dichiarato di essersi sempre recato al canile per dei controlli almeno ogni 3 mesi e di aver sempre trovato la documentazione a posto, ma anche i cani in buona salute. E alla domanda dell’avvocato Rossi: «Ma lei controllava solo i documenti che gli faceva vedere l’imputato o faceva anche un giro per il canile per accertarsi di come stessero i cani?», il testa ha risposto chiaramente: «Io facevo il mio giro e i cani stavano in salute»

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