Cronaca

Presunta truffa ai danni dello Stato, l'ombra di Cosa Nostra sullo jesino

Si è aperto il processo che vede imputate tre persone per una presunta truffa da 9 milioni ai danni dello Stato. Soldi che avrebbero dovuto finire nelle casse della mafia, passando per una banca locale. A riportare la notizia è il Messaggero

Si è aperto ieri ad Ancona il processo che vede imputate tre persone – un imprenditore jesino di 47 anni, un architetto di Agrigento ed un trapanese di 67 anni – per una presunta truffa da 9 milioni di euro ai danni dello Stato italiano. Soldi che – questa la pesantissima accusa – avrebbero dovuto finire nelle casse di Cosa Nostra, passando proprio per una banca del territorio jesino. A riportare la notizia è il Messaggero.

La vicenda, venuta alla luce nel corso di un’operazione della Guardia di Finanza, risale al 2002, ma è approdata solo ieri in tribunale perché solo recentemente il tribunale di Palermo ha deciso che la competenza dovesse essere di Ancona. Al centro del procedimento un progetto industriale per la costruzione di un opificio in un terreno della provincia di Trapani, sul quale far convergere i finanziamenti pubblici resi disponibili in quel periodo da parte del ministero delle Attività produttive.

Ma, secondo le accuse, il progetto – ideato proprio dall’imprenditore jesino, difeso dall'avvocato Giovanni Galeota – sarebbe esistito solo sulla carta, senza che ci fosse mai l’effettiva intenzione di avviarlo, dopo aver ricevuto il denaro pubblico. Il terreno, infatti, di proprietà del trapanese, non sarebbe stato nemmeno idoneo, ma alle certificazioni necessarie avrebbe provveduto l’architetto imputato.

Ipotesi molto gravi, dunque, sulle quali ora si dovrà fare piena luce.

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