Si può prevenire la malattia, un progetto di ricerca in nome di Benedetta Moroni

Al via ad un progetto di ricerca scientifica in nome di Benedetta Moroni, intitolato: "Prevenzione della morte improvvisa da anomalia congenita delle coronarie nei giovani sportivi: una sfida da vincere"

Benedetta Moroni

Si poteva prevenire la patologia cardiaca fatale a Benedetta Moroni, la ragazza di 12 anni morta lo scorso San Valentino dopo essersi accasciata al termine di una partita di Basket. Lei, piccola ma piena di vita, aveva 3 certificati medico-agonistici per fare lo sport che amava tanto, insieme alle compagne della Stamura Basket Ancona. Si sarebbe potuta salvare se avesse dato prima dei segnali che non sono mai arrivati e se poi, successivamente a quelli, si fosse fatto un ecocardiogramma mirato alle coronarie per poi intervenire chirurgicamente. Ma così non è stato perché quella di Benedetta era una malattia subdola, difficilissima da riscontrare soprattutto in chi è sempre stata in salute. Nelle Marche, negli ultimi 6 anni, sono state fatte 5 operazioni proprio in questa direzione. 

E allora ecco che il prof. Marco Pozzi (primario della divisione cardiochirurgica infantile dell’ospedale regionale Torrette di Ancona) ha deciso di fare qualcosa perché un caso come quello di Benedetta non si ripeta mai più. Insieme al prof. Paolo Zeppilli (Direttore della  scuola di specializzazione di medicina dello sport al policlinico Gemelli e ex medico sportivo della nazionale italiana di calcio) ha dato il via ad un progetto in nome di Bendetta Moroni, intitolato: “Prevenzione della morte improvvisa da anomalia congenita delle coronarie nei giovani sportivi: una sfida da vincere”. Ci siamo imposti di fare qualcosa per evitare che un evento del genere si ripeta di nuovo nei limiti del possibile – torna a dire Marco Pozzi – Perché in questo caso è una di quelle poche condizioni di morte improvvisa in cui è possibile fare qualcosa per prevenire questo tipo di problematiche. Una delle condizioni di morte improvvisa per cui é possibile prevenire. Da qui ripartiamo con un impegno ben preciso insieme ai genitori di Bendetta”. 

Ma i primi ,veri sostenitori morali di questo progetto sono i genitori di Benedetta, Ursula e Gabiele Moroni. Ieri in una conferenza stampa, mamma Ursula ha detto: “Benedetta non ha mai avuto sintomi, aveva 3 certificati medico-agonistici e non ha mai avuto una malattia significativa nel corso della vita e improvvisamente è crollata. Se si potesse ricercare e indagare qualcosa in più…Che l’esperienza che abbiamo vissuto noi sia da stimolo perché non accada mai più”.  “La nostra presenza vuole essere un supporto morale a questa iniziativa – ha detto papà Gabriele - Per noi, umanamente parlando, anche una solo vita salvata diventa motivo di sollievo”.

Dunque ora l’importante è guardare avanti. A tutti quei giovani che fanno la fila ai centri di medicina dello sport per la visita medico- agonistica. Il progetto coinvolge non soltanto il centro anconetano e quello romano. Ma anche il Monaldi di Napoli con il prof. Berardo Sarubbi (Responsabile dell’unità cardiopatie congenite dell’adulto). Poi ancora  l’ospedale San Donato Milanese, il reparto di Medicina dello sport a Treviso. Tutti uniti nel nome di Benedetta Moroni, per passare i prossimi 2 anni a studiare e migliorare la diagnostica di questa malattia rara: l’anomalia di origine delle arterie coronarie. Una patologia che porta le coronarie a nascere sulla parte sbagliata del cuore, rischiando di rimare schiaccita schiacciata con l’arteria polmonare. Una criticità che, ovvimente, diventa molto più probabile con l’aumentare dell’attività cardiaca, mentre si fa sport. 
Una patologia di cui ha parlato anche Paolo Zeppilli: “Abbiamo fatto passi da gigante nella identificazione di patologie caridache in grado di dare morte improvvisa. Il 50% dei soggetti non hanno disturbi in vita però è una patologia in cui si muore durante sport, il rischio di chi muore da sport è 70 volte quello di chi no nfa sport. Ma c’è anche un 50% che ha disturbi come exstrasistole sotto prove da sforzo, dolore toracico, affanno. Oggi se questa patologia viene identificata si può correggere chirurgicamente così da poter vivere tranquillamente. Da oggi vediamo se riusciamo a fare qualcosa di più”.

Dunque un caso come quello di Benedetta poteva essere scoperto durante un semplice ecocardiogramma? “E’ questa la sfida più grande da vincere – ha detto il prof. Zeppilli - Bisogna essere preparati su questo campo perché la maggior parte degli ecocardiografisti non vanno a cercare questo tipo di anomalia. Certo non possiamo fare un ecocardiogramma a tutti. Dunque è una  sfida culturale in modo che tutti gli ecocardiografisti imparino a vedere le coronarie. Che il medico sia cosciente e lo vada a cercare, problema di cultura, sia per i medici che per i citadini”.

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