«Democrazia sospesa dai Dpcm, ora querele contro chi li applica: polizia e sindaci»

Una manifestazione contro i Dpcm del Governo, in cui sono state annunciate azioni legali contro chi le applica. Sono quelli del gruppo "E ora basta Marche", Acu, alla presenza di esponenti di Fratelli d'Italia

Quelli del presidio antiCovid

Presidio sotto la galleria dorica stamattina per contestare i Dpcm del Governo Conte perché, dicono loro, «sono documenti amministrativi che non possono legiferare su materie inerenti le libertà fondamentali garantite dalla Costituzione, quali libertà di circolazione, diritto al lavoro, diritto allo studio, libera impresa e tanti altri». Si tratta di una decina di persone in rappresentanza del gruppo “E ora Basta Marche”, che conta un centinaio di adepti nella provincia dorica, nato l’indomani della manifestazione dei così detti “negazionisti” nel centro di Roma lo scorso 10 ottobre. Ma loro non vogliono essere chiamati negazionisti perché non negano né l’esistenza del virus, né tutti i problemi sanitari denunciati dai medici italiani, anche se «non c’è un’emergenza che legittimi queste restrizioni perché l’unica emergenza di fronte alla quale si può sospendere la democrazia è lo stato di guerra e non siamo in guerra». C'erano imprenditori, dipendenti pubblici, singoli cittadini. C'era chi, come Davide, lavora nel mondo dello sport, vicino al quale c'era Cristiana, che ha dovuto mandar via dei dipendenti dalla sua attività (L'INTERVISTA). 

Fatto sta che fanno sul serio perché stanno lavorando su 2 fronti: quello politico e quello legale. Per quanto riguarda il primo «Chiediamo la disapplicazione immediata del Dpcm che può essere attuata dai sindaci e dalle autorità regionali perché un atto amministrativo può essere immediatamente superato da una delibera di giunta comunale o da atti normativi di carattere regionale» ha detto Beatrice Marinelli, portavoce del gruppo “E ora Basta Marche”, a cui fa eco Marco Gambini Rossano dell’Acu (Associazione consumatori e utenti): «Noi siamo perfettamente consapevoli che da questa situazione se ne esce solo con l’assunzione di responsabilità della politica, devono essere loro ad affrontare la questione e per questo abbiamo chiesto a tutti i capigruppo in Regione di maggioranza e minoranza, per essere ricevuti e presentare loro le nostre istante. Al momento l’unico che ci ha ricevuto è il dottor Ciccioli, capogruppo di Fratelli d’Italia». Carlo Ciccioli che infatti era presente questa mattina. Con lui c’era anche il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Angelo Eliantonio, arrivato per ascoltare i contenuti della protesta. 

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Poi c’è il piano legale perché, per loro, essendo i Dpcm illegittimi, chi li applica è anche tenuto e non eseguire gli ordini nel momento in cui questi violerebbero le libertà fondamentali dei cittadini e questo sarebbe il caso. Dunque «abbiamo spedito una serie di raccomandate via Pec a tutti i funzionari delle forze dell'ordine, ai Prefetti, i sindaci dove chiediamo formalmente di disapplicare i Dpcm perché anticostituzionali e seguiranno querele contro quei sindaci e forze dell’ordine che continueranno a perorare le indicazioni contenute nei Dpcm». Starebbero raccogliendo querele in tutte le Marche contro sindaci, Prefetti e singoli operatori delle Forze dell’Ordine, tacciati di mettere in pratica una legge alla quale dovrebbero invece ribellarsi perché in violazione della carta fondamentale. Ma il vigile urbano che fa la multa al negozio aperto dopo le 22 non fa solo il suo lavoro? «No, perché non sono autorizzati ad applicare norme conflittuali con i diritti della popolazione ed è scritto negli articoli 53 e 54 della Costituzione» ha ribadito Gambini Rossano che, di fronte alle perplessità che un’azione del genere possa avere seguito legale, rilancia sostenendo che «chi applica il Dpcm è perseguibile penalmente e stiamo lavorando per trascinare in un processo ordinario tutti, dal singolo vigile al Prefetto che, se dovessimo avere ragione noi, dovrebbero pagare di tasca propria il danno ai cittadini italiani». 

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Acu e “Ora basta Marche” hanno anche attivato un conto corrente di “mutuo soccorso” con il quale raccolgono fondi per portare avanti la loro battaglia politica e legale. Intanto sono operativi sui social e si mobilitano anche attraverso la diffusione del loro messaggio, tanto da aver creato anche "il manuale pratico di osservanza costituzionale": «un vademecum per far valere i propri diritti quando qualcuno è pronto a lederli con una multa o facendo chiudere un'attività». 

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