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Cronaca

Presunto scandalo a scuola, la preside interrogata 10 ore: «Vi racconto il mio incubo»

Parla Sabrina Quaresima, la preside anconetana finita nell'occhio del ciclone per una presunta love story con un alunno 19enne

«Non c’è mai stata alcuna relazione». Sabrina Quaresima, la preside anconetana del liceo “Montale” di Roma finita nell’occhio del ciclone per una presunta love story con un alunno 19enne, sceglie i microfoni di Porta a Porta per raccontare la sua verità. Nella trasmissione della Rai ha parlato del passato come educatrice al Convitto, fino allo scandalo che l’ha travolta a livello mediatico. Mediatico, perché sul piano giudiziario, anche se quella relazione ci fosse effettivamente stata, non configurerebbe nessun reato in quanto entrambe persone maggiorenni. 

Le chat

«Inizialmente alcuni insegnanti mi hanno riferito delle voci, mi sembrava un incubo, sembrava quasi che si parlasse di qualcuno che non ero io» ha spiegato la dirigente scolastica. La Quaresima ha anche risposto sulle chat con quel ragazzo, rappresentante d’istituto in surroga e conosciuto durante l’occupazione della scuola, poi pubblicate da un quotidiano nazionale. Come aveva il numero? Lo ha di tutti i rappresentanti di istituto, ha spiegato. Quei messaggi hanno però acceso i riflettori sulla questione e alzato i toni fino alla comparsa di scritte sui muri esterni del “Montale”: «In quel momento mi sentivo sola, ma abbiamo parlato solo di faccende scolastiche e nulla di privato» ha detto.  

Il sospetto

«Quando sono cominciate a comparire delle scritte sui muri – ha proseguito la preside – allora ho capito che qualcuno ce l’aveva con me». La Quaresima ha anche raccontato del colloquio di 10 ore con gli ispettori del Ministero: «Un interrogatorio» ha detto, raccontando che in quell’occasione ha scoperto di essere stata segnalata da un esposto di cui non ha mai conosciuto i firmatari. I rapporti con alcuni professori, ha spiegato la dirigente, non erano idilliaci relativamente alle modalità di lavoro. Lei stessa ha detto di aver sollevato dall’incarico il suo primo collaboratore il 31 marzo scorso: «Ha avuto un modo poco rispettoso di rivolgersi alla mia persona. Io sono stata considerata un’intrusa, una persona che voleva toglier loro dei privilegi. Ora qualcuno degli insegnanti non mi saluta più, ma sono una minoranza». Una "gogna per ritorsione", come scritto dalla sorella sul gruppo Facebook creato a sostegno? Con i genitori del 19enne non c'è stato acun faccia a faccia: «Non mi hanno mai cercato e, anzi, credevo lo avessero già rimproverato». Anche con il ragazzo stesso, conclude la preside, non ci sono stati chiarimenti: «All’inizio avevo tentato anche di contattarlo per capire cosa stesse accadendo ma non ho ricevuto risposta».

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