I postini anconetani: «Il nostro lavoro è tra i più usuranti, vi spiego perché»

Fulvio De Stefani, sindacalista e portavoce dei postini anconetani: «Il Governo inserisca la nostra professione tra quelle più usuranti o siamo pronti allo sciopero»

foto di repertorio

Intere giornate a spasso per Ancona a consegnare la posta su un comodo scooter e con la brezza sulla faccia. Un falso mito. Il mestiere del portalettere è usurante al punto di accorciare la vita media di 3,9 anni rispetto alle altre professioni. Lo dicono diversi studi, tra cui uno effettuato dall’ISPESL nel 2007 (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul Lavoro) e uno dell’ASL di Torino nel 2009. I postini anconetani prendono una posizione chiara unendosi al coro levato dai colleghi di altre città italiane: «Vogliamo che la nostra professione venga riconosciuta formalmente tra i mestieri usuranti e se non otterremo nulla siamo pronti ad azioni dimostrative, anche a scioperi» ha detto Fulvio De Stefani, sindacalista Failp e Rappresentante dei Lavoratori sulla Sicurezza di Poste Italiane Ancona.

I problemi fisici

 «Solo ad Ancona questa situazione riguarda un centinaio di persone addette al recapito, senza contare i corrieri privati. In tutta la provincia parliamo di circa 300 persone e questa sensibilizzazione viene fatta in sinergia con tutte le sigle sindacali» spiega De Stefani, portavoce di una richiesta indirizzata alla Commissione Lavoro della Camera dei Deputati ovvero l’organo che decide quali professioni vengono categorizzate come usuranti. Se quella di portalettere fosse riconosciuta come tale cosa cambierebbe? «Avremmo diritto all’APE sociale, ovvero l’anticipo pensionistico di 3,7 anni per chi svolge una professione inserita nell’elenco di quelle gravose – spiega De Stefani- la nostra professione si svolge all’esterno e non ci fermiamo mai in qualunque condizione meteo, abbiamo parecchi infortuni specialmente nella stagione invernale». Tra le condizioni di difficoltà lamentate dai portalettere c’è lo sbalzo termico dovuto all’ingresso e all’uscita dai locali in cui consegnare la posta, ma anche le numerose patologie alla schiena prodotte dalle vibrazioni continue del manubrio degli scooter per mesi e anni. «Ad Ancona si lavora meglio che in altri posti, perché in caso di meteo molto avverso vengono fermati gli scooter e si lavora in tandem sulle quattro ruote ma un portalettere a venti anni lavora in un modo, a sessanta non può farlo più. Ci troviamo ragazzi giovani che lavorano da noi e poi si licenziano perché non riescono a tenere il passo. Rispetto a venti anni fa abbiamo meno lettere da trasportare ma c’è una esplosione di pacchi e e-commerce che richiedono una tipologia di consegna molto diversa. La differenza rispetto al passato è che prima c’era un ricambio e compiuta una certa età la tua mansione veniva modificata. Ora, dopo i 45-50 anni, se non fai carriera finisci come portalettere. Questa nostra battaglia, se avessimo il riconoscimento all’APE, inciderebbe anche sulla disoccupazione giovanile».

Le visite mediche periodiche

Un’altra richiesta è quella di visite sanitarie: periodiche «Con la mia organizzazione sindacale ho scritto una lettera all’Organismo Paritetico Nazionale delle Poste che si occupa di questo- ha concluso De Stefani - E’ impensabile che chi lavora all’esterno non abbia diritto a queste visite, io l’ultima l’ho fatta 30 anni fa quando sono stato assunto. I nostri colleghi che operano al CMP, lo spazio interno dove viene lavorata la posta, vengono sottoposti a visita perché è riconosciuta loro la movimentazione dei carichi, noi portalettere possiamo solo chiedere una visita attivandoci in prima persona».


 

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