I camion continuano a passare sul ponte proibito, barriere in cemento per fermarli

Mezzi pesanti sul ponte San Carlo in barba ai divieti. E così il Comune piazza gli ostacoli per restringere la carreggiata

Nonostante i cartelli di divieto e i rischi connessi i camion continuavano a passare sul ponte San Carlo, a rischio crollo e senza finanziamenti per ristrutturarlo e metterlo in sicurezza. I residenti lo hanno segnalato più volte al Comune che ha deciso di ovviare passando alle maniere forti: barriere in cemento per delimitare l’ampiezza della strada e bloccare fisicamente i mezzi pesanti. Lo ha deciso la Giunta comunale stante l’impossibilità di presidiare con la polizia locale 24 ore su 24 il transito lungo l’infrastruttura che attraversa l’Esino verso Minonna. Le barriere saranno installate entro la fine di questa settimana o all’inizio della prossima. Verranno disposte sia ai lati delle due carreggiate, sia al centro, così da lasciare uno spazio di transito di 2,25 metri per ciascun senso di marcia, misura adeguata per gli autoveicoli ed i furgoni (ambulanze comprese) ma non per i mezzi pesanti. “Un provvedimento – scrivono dal Comune - reso necessario dalle continue segnalazioni che giungono da parte dei residenti del quartiere giustamente preoccupati dal passaggio di camion a tre mesi dall’istituzione del divieto di transito per quelli sopra i 35 quintali”. Nel frattempo il sindaco Massimo Bacci, dopo aver informato il Ministero delle Infrastrutture, la Regione Marche e il Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche sullo stato di criticità in cui versa il ponte e sull’impossibilità per il Comune nel far fronte alle spese di ricostruzione (4 milioni di euro).

Lettera simile anche alla Prefettura di Ancona chiamata a supportare l’Amministrazione comunale nel trovare le risorse necessarie. Il ponte San Carlo, come noto, è l’unico che attraversa il fiume Esino di competenza di un Comune, a differenza degli altri che fanno capo all’Anas o alla Provincia. Difficile ricostruire la storia per cui quel tratto di strada, che è a tutti gli effetti è parte fondante di una Statale e snodo viario di uno svincolo della superstrada sia finito nelle competenze di una amministrazione comunale che, per logica, dovrebbe occuparsi solo di viabilità territoriale. Di fatto Jesi non può essere lasciata sola ad affrontare il problema evidenziato dall’ing. Luigino Dezi, il professionista incaricato di verificare lo stato di salute del ponte e le cui autorevoli consulenze sono richieste anche dalla Procura della Repubblica per verifiche su infrastrutture: vi è uno stato di conservazione del manufatto piuttosto compromesso, scrive l’ing. Dezi, causato essenzialmente dalla prolungata esposizione agli agenti atmosferici della struttura portante ed alla mancanza di interventi di manutenzione, che hanno prodotto il diffondersi di estesi fenomeni di ossidazione nelle armature metalliche, che in alcuni casi, in particolare per quanto riguarda le staffe all’intradosso delle travi, ne hanno portato alla rottura. L’analisi sismica complessiva ha altresì evidenziato indicatori di sicurezza piuttosto bassi tanto che il medesimo tecnico, alla luce delle verifiche con i carichi da traffico e dello stato di degrado osservato, ne ha consigliato per l’appunto di limitare il transito dei mezzi pesanti.
 

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