Ponte crollato, il legale della famiglia: «Qualcuno ha sbagliato»

E' questa una prima valutazione dell'avv. Vincenzo Maccarone, del foro di Perugia, incaricato di seguire la vicenda giudiziaria da parte dei familiari delle due vittime

Il ponte crollato lungo l'A14

«Non posso dare valutazioni ben precise prima di tutto perchè ci sono degli elementi tecnici di edificazione edilizia e verifica della procedura di innalzamento del viadotto da valutare e tanti fattori che è prematuro sciorinare ora. Però c'erano tantissimi aspetti di intervento che potessero portare a maggiore cautela, per cui non posso pensare che una vicenda così macroscopica possa essere dovuta ad una fatalità». E' questa una prima valutazione dell'avv. Vincenzo Maccarone (vedi foto), del foro di Perugia, incaricato di seguire la vicenda giudiziaria da parte dei familiari di Emidio Diomede ed avvocato Vincenzo Maccarone-4Antonella Viviani, la coppia ascolana rimasta uccisa dopo il crollo del ponte lungo l'A14. «Tra i fattori da prendere in considerazione ci saranno anche quelli relativi alla gestione degli interventi riparatori, perchè se interrompo la viabilità del viadotto per i lavori, posso anche pensare di pensare di interrompere il traffico autostradale».

Eppure in merito al dubbio se fosse o no opportuno chiudere il tratto autostradale in concomitanza con la fase di innalzamento del ponte aveva risposto il responsabile dei lavori di Autostrade per l'Italia, ingegnere Giovanni Scotto Lavina sostenendo come fossero stati fatti in queste condizioni altri viadotti. Come a dire che non era obbligatorio bloccare il traffico: «E allora? - prosegue l'avvocato Maccarone - una responsabilità non per forza risponde a strette norme di legge, ma può rispondere anche a semplice prudenza e buon senso per cui io, anche se rispondo alla legge, posso sempre adottare misure di cautela che mi possono suggerire di bloccare la circolazione stradale nel momento in cui il ponte viene innalzato. Perchè qui non ci troviamo di fronte ad un imprevisto come può essere una caldaia che esplode, qui si potevano adottare diverse misure per cui, ripeto, non si può pensare ad una fatalità».

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