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L'auto delle vittime

L'auto delle vittime

Parla la figlia delle vittime: «Ho buttato via la rabbia, ma non deve più succedere a nessuno»

Sono queste le parole di Daniela, figlia di Emidio Diomede e Antonella Viviani, la coppia di Spinetoli rimasta vittima del crollo del cavalcavia lungo la A14

«Ho buttato via la rabbia, non sto cercando il colpevole anche se so che esiste, però vogliamo giustizia. Per questo ci siamo messi nelle mani di un avvocato che segua tutte le pratiche perché la giustizia è la prima cosa che vogliamo. Sicuramente oggi non è il nostro primo pensiero, ma faremo chiarezza fino in fondo, questo sì, perché vogliamo capire cosa è successo e perché una cosa del genere non deve più succedere a nessuno». Sono queste le parole di Daniela, figlia di Emidio Diomede e Antonella Viviani, la coppia di Spinetoli rimasta vittima del crollo del cavalcavia avvenuto ieri lungo la A14. I coniugi sono morti per l’impatto seguito al parziale schiacciamento della parte anteriore della Nissan Qashqai bianca su cui stavano viaggiando. Ora Daniela Diomede, che gestisce uno chalet lungo la riviera, è stretta nel dolore insieme al fratello Daniele, ex team manager della Sambenedettese. 

Uniti nel lutto per una tragedia che li ha colpiti. Perché l’unione, anche nella gioia, è sempre stata un valore trasmesso ai fratelli da parte di Emidio e Antonella: «Ricordo l’ultima volta che abbiamo mangiato insieme - ha proseguito Daniela - ci siamo avvicinati intorno ad un tavolo da 6 ma eravamo nove persone e allora mio padre ha preso un pezzo di legno e lo ha agganciato alla tavola alla buona perchè stessimo tutti insieme. Questo era mio padre, questo siamo noi, persone molto credenti, che tengono all’unione e alla famiglia. I miei hanno sempre fatto di tutto perché fossimo felici insieme». 

Insieme proprio come Emidio e Antonella. Insieme in un amore durato 36 anni di matrimonio. Insieme nel lavoro, in quella piccola impresa di controllo qualità e confezionamento per grandi aziende con sede a Colli. Insieme nel destino, che li ha aspettati al chilometro 167 della A14 direzione Ancona, dove i due erano diretti per una visita medica. «In questi giorni non ho avuto il coraggio di accendere la televisione per seguire le notizie perché ormai loro non ci sono più e l’unica cosa che mi fa ancora respirare è sapere che non hanno sofferto e che sono morti l’uno a fianco all’altro, insieme come è giusto che fosse».

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