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Foto di repertorio

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Vendeva informazioni riservate e simulava atti vandalici sulle auto, denunciato un poliziotto

L’inchiesta ha messo in luce due modus operandi che solo nel 2017 avrebbero permesso al 54enne di guadagnare diverse migliaia di euro. L’agente è stato sospeso dal servizio

Vendeva informazioni di carattere giudiziario a diverse agenzie investigative al servizio di ditte in cerca di dipendenti, spulciandole dall’archivio informatizzato della Polizia di Stato. Il poliziotto 54enne in forza al commissariato di Senigallia però non si limitava a spiare il casellario di ignari cittadini perché, con la complicità di un carrozziere anconetano e clienti compiacenti, simulava atti vandalici sulle automobili per poi spartire con i complici il risarcimento delle assicurazioni. L’indagine della Squadra Mobile di Ancona, guidata dal dirigente Carlo Pinto, ha portato all’interdizione dal servizio dell’agente della divisione Anticrimine senigalliese. Il poliziotto è stato interdetto dai pubblici uffici su disposizione del gip Carlo Cimini, ma ha ricevuto anche un provvedimento di sospensione dal servizio dal Questore. In pratica ha dovuto riconsegnare tesserino e pistola e, finché non sarà accertata la tesi accusatoria, abbandonare il suo ruolo di pubblico ufficiale per rispondere delle accuse: accesso abusivo ai sistemi informatici, violazione del segreto di ufficio, truffa ai danni dello stato e diversi episodi di falso ideologico e materiale.

L’inchiesta sulla presunta mela marcia interna al corpo della Polizia di Stato ha messo in luce due modus operandi che solo nel 2017 avrebbero permesso al 54enne di guadagnare diverse migliaia di euro. Il primo era al servizio di diverse agenzie investigative dell’Emilia Romagna e dell’anconetano incaricate da alcune aziende in cerca di dipendenti: invece di attivare le procedure di legge sul controllo del casellario giudiziario, le agenzie in questione commissionavano queste informazioni sugli aspiranti lavoratori proprio all’agente. A lui, secondo le accuse, bastava entrare nell’archivio digitale della Polizia di Stato e con un paio di click riusciva a trovare e a rivendere quanto richiesto, ad esempio se l’ignaro aveva precedenti penali oppure no.

Il secondo modus operandi puntava ad ottenere i rimborsi dalle agenzie assicurative su atti vandalici mai avvenuti in danno di alcune automobili. L’accusa sostiene infatti che il poliziotto, insieme a un carrozziere ed altre persone compiacenti, formalizzava atti vandalici mai avvenuti per poi spartire con il gruppo il risarcimento ottenuto. Le indagini proseguono per risalire all’esatto numero e identità di committenti e complici.

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