Emergenza Covid-19, duro lavoro per la Polizia di frontiera: 13 denunce e 2 arresti

L'emergenza sanitaria dovuta al coronavirus ha comportato un’intensificazione delle procedure di controllo delle persone in ingresso sul territorio.

Foto di repertorio

ANCONA - L'enorme emergenza sanitaria che ha investito il Paese dalla metà di febbraio, ha causato un deciso aumento dei controlli da parte del personale della Polizia di frontiera nel porto di Ancona. Le prime misure di contenimento di carattere nazionale, derivanti dal DPCM dell’08 marzo 2020, se da un lato hanno causato un netto crollo del traffico passeggeri, dall’altro hanno comportato un’intensificazione delle procedure di controllo delle persone in ingresso sul territorio.

Da un punto di vista meramente numerico, al 10 aprile, sono state acquisite e verificate 6.625 autodichiarazioni di spostamento, sia esse sul territorio che in ingresso in Italia. Sempre secondo le disposizioni dei vari decreti che si sono succeduti al primo, sono stati denunciate tredici soggetti per l’inosservanza delle norme prescritte. A fianco di tale attività gli agenti hanno continuato a sorvegliare i confini nazionali e di Polizia di Sicurezza, che hanno portato all’arresto di due soggetti e alla riammissione attiva verso la Grecia di sei persone che hanno tentato l’ingresso clandestino sul territorio. Non sono comunque mancati momenti di criticità relativi alla presunta presenza a bordo delle navi in arrivo di casi di positività al virus, come, ad esempio, in data 18 e 20 marzo. Per fortuna in entrambi casi i passeggeri non sono risultati positivi al test, ma le due situazioni hanno costretto la Polizia di Frontiera ad un intenso lavoro di coordinamento con il locale USMAF, l’Autorità di Sistema Portuale e la Capitaneria di Porto di Ancona, al fine di gestire le operazioni di sbarco, nonché l’attesa di diverse centinaia di persone fino al riavvio delle procedure di imbarc

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Infine durante l'emergenza la Polmare ha provveduto a dare un supporto sostanziale all’Ambasciata d’Italia ad Atene e l’Unità di Crisi della Farnesina circa il rientro in patria di quindici connazionali e tre cittadini britannici che sono potuti rientrare in Italia il 28 marzo dopo essere rimasti bloccati nel paese ellenico, a causa delle restrizioni poste in essere da quel governo circa il trasporto marittimo. Una situazione analoga è avvenuta lo scorso 5 aprile, quando, tramite un contatto d’iniziativa con la Rappresentanza diplomatica Italiana a Zagabria, gli agenti sono riusciti a garantire il rimpatrio di otto concittadini dalla Croazia, quasi tutti impegnati in programmi di studio nell’ambito del progetto Erasmus. Inoltre sono stati fatti rientrare in Croazia altri 36 cittadini, impossibilitati a rientrare prima per l’emergenza causata dal terremoto e poi da quella scaturita a livello sanitario.

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