«Volete farci fallire», lo sfogo del Pippo Bar: le verità del titolare sulla notte di Halloween

Pier Paolo Orlandini chiede scusa ai poliziotti intervenuti la sera del 31 ottobre, ma dopo aver ricevuto l'ordinanza di chiusura racconta le sue verità su quanto accaduto ad Halloween

Pier Paolo Orlandini (foto di repertorio)

Lo sforamento dell’orario dovuto allo struccamento dei bambini che hanno partecipato alla festa organizzata per Halloween, i piccoli intrattenimenti contemplati appieno nella licenza del Pippo Bar. Le luci? «Chiaro che se ci si attacca a un faretto che fa un po’ di lucette per far passare la serata come discoteca, penso sia una gran ca..ata ». A parlare è Pier Paolo Orlandini, titolare del bar di via Sparapani che per due settimane, come notificato venerdì scorso dalla polizia, dovrà tenere le saracinesche abbassate. Motivo? Una festa non autorizzata nella notte di Halloween, dice la questura. Un party che si sarebbe protratto ben oltre le 23 quando esiste un’ordinanza che impone al Pippo Bar, ormai da molti mesi, di cessare le attività proprio a quell’ora. Il tutto, sempre secondo il provvedimento notificato due giorni fa, con musica dal vivo «percepibile chiaramente anche dall’esterno», diffusa da «impianti per riproduzione, amplificazione e mediante l’utilizzo di grandi casse acustiche» installate all’interno del locale. 

«Era solo una festa per bambini»

Orlandini non ci sta. Parla di un'accanimento che costa al Pippo Bar seri danni economici e dice la sua sulla serata del 31 ottobre. Cos’è successo la notte di Halloween in via Sparapani? «Abbiamo pensato di far suonare il tributo ai Litfiba dell’amico Giorgio Faro, che per l’occasione ha portato genitori, parenti, amici e parecchi bambini tutti truccati da zombie con tanto di dolcetti e scherzetti. Per questo motivo si è sforato l’orario, visto che si dovevano struccare» spiega Orlandini. Il volume? «Come in tutte le altre situazioni musicali dal vivo da noi proposte, il volume della musica rimane all’ interno del locale con porte chiuse. Quando la clientela entra ed esce lo stesso volume è udibile fino ad una distanza di 50 metri e le prime case sono a 200 metri, vi invito a verificare». Il titolare non usa dunque mezze parole: «Questo è accanimento verso in attività che cerca di fare il suo lavoro con onestà e dedizione, che opera nel sociale con l’associazione autistici, che sponsorizza due società dilettantistiche anconetane, che non è un covo di delinquenti tossici e prostitute ma anzi frequentato da anziani, bambini, famiglie e giovani. Ricordo a tutti che la prima volta che ci hanno dato 15 giorni di chiusura era il 24 dicembre 2018 dopo un controllo alle 23.40, senza nessuna serata musicale e anche in quell’occasione arrivavano chiamate al 113 dalle 21.45. Parliamo della vigilia di Natale con tanto di messa nella chiesa antistante. Non vi sembra un accanimento un sopruso un ingiustizia?». 

Le scuse agli agenti

Il titolare segnala poi che all’interno del Pippo Bar non si sono mai verificati interventi per questioni di ordine pubblico. Lui stesso ha anzi voluto chiedere scusa agli agenti intervenuti la sera del 31 ottobre per il controllo: «Mi scuso con le forze dell’ordine se ho oltrepassato il limite dell’ educazione, non offendendo direttamente ma usando toni e modi sbagliati – conclude Orlandini- è chiaro che l’esasperazione è arrivata a livelli da esaurimento nervoso e vedere arrivare 4 pattuglie di polizia in una serata dedicata ai bambini un po’ ti porta fuori le righe. Nessuno è contro il normale svolgimento di controllo delle forze dell’ordine a difesa di tutti i cittadini, anzi di dovrebbe creare una collaborazione più fitta è radicata».

LA QUESTURA CHIUDE IL "PIPPO BAR"

FINE DELLA TREGUA ESTIVA

LA MODIFICA DELL'ORDINANZA

BOTTA E RISPOSTA TRA CLIENTI E RESIDENTI

IL PRIMO COPRIFUOCO E LA PETIZIONE


 

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