Cronaca

«Pinti deve tornare in cella»: Il Riesame accoglie il ricorso della procura

L'ex autotrasportatore jesino potrebbe rientrare in carcere a Rebibbia. Il tribunale del Riesame ha emesso il dispositivo che, però, non è esecutivo. Il suo avvocato ricorrerà in cassazione per farlo restare ai domiciliari dove si trova dal 5 maggio

Carlo Pinti potrebbe rientrare nel carcere di Rebibbia. Il tribunale del Riesame ha accolto ieri il ricorso della procura generale che chiedeva la revoca degli arresti domiciliari per l'ex autotrasportatore di 38 anni condannato in secondo grado a 16 anni e 8 mesi di reclusione per aver nascosto a due sue partner la sua sieropositività. Pinti si trova dal 5 maggio a casa dei genitori con il braccialetto elettronico per gravi problemi di salute e ieri i carabinieri hanno notificato la decisione del giudice Alberto Pallucchini dopo la discussione che si era tenuta martedì scorso. Il dispositivo del Riesame, però, non ha valore esecutivo. La difesa del 38enne, affidata all'avvocato Rao Camemi, ricorrerà in Cassazione. Sarà la Suprema Corte a stabilire se l'uomo dovrà restare ai domiciliari o rientrare nel penitenziario. 


Tra le motivazioni addotte dal tribunale del Riesame vi è l'inaffidabilità di Pinti e la pericolosità che possa entrare in contatto con altre persone via web, nonostante il divieto assoluto di usare dispositivi elettronici. Il 10 settembre, intanto, è atteso il terzo grado di giudizio per l'ex camionista. Tra i reati contestati lesioni personali gravissime verso la sua ex compagna Romina Scaloni e omicidio volontario. Giovanna Gorini, infatti, nel 2017 è morta per una patologia legata all'Hiv. 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

«Pinti deve tornare in cella»: Il Riesame accoglie il ricorso della procura

AnconaToday è in caricamento