Cronaca

Botte ai genitori per la droga, il racconto di un parente: «Denunciato per salvargli la vita»

Sert e Servizi Sociali erano a conoscenza della situazione. Il racconto choc registrato da AnconaToday: «Gli si fosse dato un lavoro non sarebbe ricaduto nel tunnel»

Immagine di repertorio

«Le Istituzioni li hanno abbandonati, solo i carabinieri hanno lavorato. Ora ciò che auspichiamo è un percorso obbligatorio in comunità». Le parole sono di un parente del 42ennedi Montemarciano arrestato nei giorni scorsi per maltrattamenti in famiglia e lesioni gravi ai danni degli anziani genitori ai quali chiedeva soldi per drogarsi. Una discesa nell’inferno della dipendenza raccontata in eslusiva ad AnconaToday, con la promessa si tutelasse l’anonimato, per lanciare un messaggio a tutti i soggetti pubblici coinvolti: «La comunità deve capire che la tossicodipendenza è una malattia che può toccare tutti, i servizi sociali e chi di dovere devono essere pronti. Tutto questo si sarebbe potuto evitare». Il racconto parte dal 2014. Anno in cui il 42enne esce dal carcere dove è stato recluso per estorsione, sempre ai danni della madre. Anche in quel caso, i soldi servivano per acquistare droga.  «Ricordo che appena uscito –spiega il parente – la situazione si era normalizzata. A. era tornato propositivo, aveva un comportamento normale, si dava da fare per aiutare in casa e per trovare un lavoro. È stata proprio questa mancanza di occupazione, di indipendenza, a buttarlo giù nuovamente». I primi screzi, stando  a quanto ricostruito anche dai carabinieri di Montemarciano durante le indagini dirette dal pm Ruggiero Dicuonzo, riprendono nel luglio 2015. «A. aveva ricominciato con le droghe. Frequentava “amici” a Montemarciano e a Belvedere Ostrense, a quanto so dediti alle droghe leggere. Per quelle pesanti, poco più tardi, era tornato a frequentare Chiaravalle. Non so se eroina o cocaina. So solo che sono riprese le richieste di soldi e che la madre un giorno si è ritrovata con un occhio nero». Alle prese con le violenze del figlio, la coppia di ottantenni decide di allontanarsi per una decina di giorni. Destinazione, Roma. Ospiti di altri parenti. Il 42enne, rimasto solo in casa, chiama spesso per chiedere perdono.

«La notte dormiva fuori, nei parchi. Temeva che di notte potessero riarrestarlo. Nei momenti di lucidità, tuttavia, si rendeva conto del male che procurava» commenta il parente. La coppia torna. Il figlio va a Roma. Quando torna è sereno. Il periodo buio sembra essere alle spalle. Passa l’autunno, passa l’inverno ma è con l’arrivo della primavera che i dissidi riprendono. «Liti sempre legate al denaro. Anche per le minime cose, non solo per la droga. Una multa, ad esempio. A. ha provato a cercare lavoro ma non ha trovato nulla. Servizi sociali e Sert ne erano a conoscenza della situazione ma nessuno ha fatto niente per aiutare questa famiglia. Un giorno, mentre tornava da Chiaravalle, è stato fermato dalle forze dell’ordine. È risultato positivo all’alcol e alla droga e gli è stata ritirata la patente. Ovviamente questo ha ulteriormente esasperato le cose in casa». Fino all’epilogo. Al termine dell’ultima lite la madre chiama i carabinieri. Il 118, arrivato sul posto insieme ai militari, riscontra delle ecchimosi al volto. Il provvedimento del gip Carlo Cimini, che dispone l’arresto, non tarda a raggiungere il 42enne. «Non si possono abbandonare le famiglie – conclude il parente – A. era arrivato a un punto in cui la sua vita era dormire e drogarsi. La madre e il padre un giorno hanno dovuto prenderlo di peso dalla loro camera e portarlo a letto perché non si alzava da solo da quanto era fatto. È stata quella scena di autodistruzione che ha fatto scattare la molla per denunciare ai carabinieri il tutto. La volontà di salvare il figlio. Se avesse avuto una chance nel 2014 tutto questo non sarebbe successo. Purtroppo i carabinieri, ai quali va tutto il mio ringraziamento, hanno lavorato in solitudine. L’auspicio ora è che possa essere obbligato agli arresti domiciliari in una comunità di recupero dove possa finalmente uscire dal tunnel della dipendenza».
 

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