Gelosia ossessiva, reclusa e picchiata per anni dal fidanzato: finisce 9 volte in ospedale

Un calvario terminato stamane quando i poliziotti e le poliziotte della Sezione reati di genere contro le fasce deboli della Polizia lo hanno raggiunto a casa e arrestato

Foto di repertorio

Picchiata, umiliata, sotto scacco di minacce e violenze psicologiche durate anni. Anni in cui si era avvicinata a quel ragazzo e con cui credeva davvero di vivere una storia d’amore e col quale, perché no, costruire una famiglia un giorno. Niente di più lontano da tutto ciò. Sono stati 5 anni di inferno. 5 anni in cui i medici dell’ospedale hanno registrato 9 ingressi al Pronto Soccorso. Sempre per gli stessi motivi. Sempre con quei lividi alle gambe per i calci sugli stinchi, con il volto gonfio per i pugni in faccia e con gli occhi iniettati del terrore che lui potesse tornare per punirla, ancora una volta, per presunti tradimenti o perché frequentava persone a lui non gradite. Come quella volta in cui la sorprese su una panchina a confidarsi con un suo amico. E giù botte. In strada, come se nulla fosse. Dando per scontato l'indifferenza dei passanti che avrebbero potuto assistere a quella scena. Alla fine, dopo l’ennesimo ricovero, lei, una 20enne anconetana, ha trovato la forza di sporgere denuncia, dando il via alle indagini della Squadra Mobile di Ancona che, coordinata dal capo Carlo Pinto, ha portato ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip a carico di un 21enne anconetano, accusato di maltrattamenti.

Minacce e botte per 5 anni alla fidanzatina, le immagini del blitz della Polizia - VIDEO

I due si erano conosciuti nel 2010 circa. Un’amicizia che poi, nel 2013, è diventata sentimento e così i due, all’epoca ancora minorenni, hanno iniziato a frequentarsi come fidanzatini. Un rapporto diventato subito ossessione e dominio. Da subito gli insulti, le minacce di morte, fino a dover ricorrere più volte alle cure ospedaliere. Diventati maggiorenni, sono andati a convivere a casa di lui con i suoi familiari. Una condizione sempre più opprimente per la ragazza, i cui rapporti con “cognati” e “suocera” erano arrivati ai ferri corti per estreme divergenze di opinioni e per i dubbi che la madre di lui nutriva sulla fedeltà della ragazza. A fine luglio 2017, dopo l’ennesima violenza, la ragazza “vomitava e non stava in piedi”. Così se ne è andata ed è tornata dalla madre per 5 mesi, durante i quali lui si presentava quotidianamente sotto casa di lei pregandola di tornare. La pregava. Poi su Facebook e Whatsapp la minacciava di morte perché, nel frattempo, lei aveva disattivato il numero di cellulare. A gennaio scorso però, sopraffatta dalle pressioni e ingannata dalla distorta idea che, in fondo, quello fosse il prezzo da pagare per essere amati di un amore unico e viscerale, è tornata dal suo aguzzino. Un calvario terminato stamane quando la Procura di Ancona ha dato l’ok ai poliziotti e alle poliziotte della Sezione reati di genere contro le fasce deboli della Questura, che hanno raggiunto l’indagato nella sua abitazione e lo hanno arrestato. 

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