Piante alte anche tre metri, scovata la piantagione della super marijuana

Due mesi di indagini e pedinamenti per la Squadra Mobile della Questura dorica che ha arrestato un falegname di 55 anni e sequestrati oltre 100 chili di droga

la piantagione di Morro d'Alba

Un anonimo casolare nelle campagne di Morro d'Alba. Ufficialmente il posto dove un 55enne spagnolo, da tre anni in Italia, eseguiva piccoli lavori di falegnameria. In realtà nascondeva una piantagione di marijuana di altissima qualità per l'elevato principio attivo. Scovata dagli uomini della Squadra Mobile di Ancona diretta da vicequestore Carlo Pinto ieri (mercoledì 27 settembre) dopo due mesi di indagini e pedinamenti serrati. Sequestrati ben 101 chili di piante e manette scattate ai polsi del 55enne con l'accusa di detenzione e spaccio.

La super marijuana

buste marijuana sequestrata-3Morro d'Alba, oltre a essere terreno vocato per l'incomparabile Lacrima doc, era diventata nota nell'ambiente dei consumatori di erba per ben altra coltivazione. «È roba buona, è quella della piantagione» era la voce tra pusher e clienti. Tanto che la "roba" veniva smerciata ad almeno tre euro di maggiorazione sul prezzo standard al grammo. Rigogliosa, con piante alte anche tre metri, veniva coltivata in 2500 metri quadrati di giardino attorno al casolare. I laboratori della Questura stanno analizzando le foglie sequestrate ma stando a quanto emerso nel corso delle indagini ci si troverebbe di fronte a una selezione mai vista prima d'ora in Italia. I semi potrebbero arrivare direttamente dalla Spagna con un contenuto di thc, principio attivo della cannabis, molto più elevato rispetto al normale. 

«Sto cercando di selezionare una nuova pianta»

In Italia da circa tre anni, il 55enne arrestato risultava residente ad Ancona. Soprannominato "lo spagnolo", di lui non si conoscevano le fattezze ma solo la fama della sua bravura in campo botanico. La marijuana che lui coltivava sballava davvero tanto. I consumatori erano disposti a pagare qualcosa in più pur di poterla reperire. Anche la coltivazione era leggenda. C'era ma nessuno sapeva dire con esattezza dove. Quando è stato arrestato, per giustificarsi, ha semplicemente detto che la sua attività era legata a un esperimento per cercare di avere una pianta adatta a essere fumata senza essere mischiata con il tabacco.

Le indagini

carlo pinto squadra mobile-3Pur avendo appreso dell'esistenza dello "spagnolo" e della sua "roba buona", la Squadra Mobile aveva davvero poco su cui lavorare. Finché nel corso dei controlli estivi voluti dal Questore Oreste Capocasa le Volanti non hanno fermato il falegname. Un normale controllo stradale. Il 55enne era alla Baraccola al volante di un furgone Volkswagen. Quando l'informativa, come da prassi, è finita sul tavolo di Pinto (nella foto) si è accesa una luce. Flebile, all'inizio, la pista ha iniziato a prendere consistenza con il tempo. Tra discreti pedinamenti con auto civetta e appostamenti prudenti per non far allarmare il sospettato. Finché ieri pomeriggio non si è arrivati al casolare. Lo spagnolo non c'era. I poliziotti lo hanno atteso e, al suo arrivo, si sono fatti aprire parlando di un normale controllo. Ora si trova in carcere a Montacuto, in attesa di essere ascoltato dalla Procura.

Il raccolto, l'olio e il sequestro

Per sequestrare tutte le piante gli agenti hanno lavorato come giardinieri fino a notte inoltrata. Alla fine hanno portato via oltre una decina di bustoni neri pieni arbusti. All'interno del casolare hanno trovato altra marijuana essiccata (una modica quantità), un bilancino di precisione e un flacone contenente 0,7 grammi di olio di marijuana purissimo. L'ultima moda è quello di utilizzarlo per caricare le sigarette elettroniche. Poche gocce consentono uno sballo immediato. Nascosto in un mobiletto insieme ai profumi stava per passare sotto traccia. 

Caccia agli altri siti

Sono diversi gli aspetti da approfondire nelle indagini dirette dalla Procura di Ancona e affidate agli uomini della Squadra Mobile. Intanto si ritiene che la piantagione sia solo un sito di coltivazione. All'interno della proprietà non sono stati trovati essiccatori né altri strumenti adatti a simili quantitativi. L'ipotesi è che ci siano altri luoghi dove la droga, una volta raccolta, veniva lavorata e smerciata. Il che implica altre persone impiegate nei trasporti e negli scambi. Si cerca insomma di ricostruire la sua rete di relazioni. Una cosa è certa. Con una tale quantità, venduta all'ingrosso, si poteva coprire tranquillamente tutti i maggiori centri della provincia: Ancona, Senigallia, Jesi e Osimo in testa. 

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