Cronaca Palombare / Via Alessandro Maggini, 120

"Plateali intenzioni criminali e disprezzo per la vittima", Mattia aveva un piano di fuga

Lo studio minuzioso dei dettagli, la ricerca online delle conseguenze dell'omicidio. Non avrebbe lasciato nulla al caso il presunto assassino di Michele Martedì

Mattia Rossetti

“Coltellate sferrate con inaudita violenza su punti vitali senza che la vittima potesse difendersi”. E’ questo che scrive il Gip Sonia Piermartini nell’ordinanza con cui ha convalidato l’arresto effettuato dai carabinieri del Nucleo operativo radiomobile a Mattia Rossetti, il presunto killer di via Maggini, dove ha ucciso Michele Martedì con 10 coltellate. Non c’è delitto d’impeto, anzi, non solo il 26enne anconetano avrebbe cercato la sua vittima dalla sera prima, ma avrebbe architettato tutto da giorni, altrimenti come si spiegherebbero quelle ricerche su internet e all’agenzia viaggi? Infatti Mattia aveva pianificato ogni dettaglio prima di impugnare il coltello e colpire a morte Michele Martedì. Le indagini dei carabinieri del Nucleo operativo radiomobile portano alla luce una serie di dettagli inquietanti sul macabro piano messo in atto dal 26enne. Per prima cosa il killer avrebbe fatto delle ricerche sul web per scoprire quali sarebbero state le conseguenze penali di un omicidio, poi avrebbe contattato un’agenzia di viaggi per sapere di quali documenti avrebbe avuto bisogno per fuggire all’estero una volta compiuto l’omicidio. Era pronto alla fuga? Il dubbio resta, ma si era informato per andare in Inghilterra o Messico. Non solo: avrebbe cercato di contatti per avere documenti falsi.

E allora per la pm Irene Adelaide Bilotta e, a quanto pare anche per il giudice che lo ha lasciato in carcere, in Mattia era montata una rabbia da mesi, caricata come una molla che alla fine, come lui stesso ha detto nell’udienza di convalida, non è riuscito a trattenere. Infatti, prosegue il Gip, “aveva manifestato platealmente le sue intenzioni criminali e il suo disprezzo per la vittima”. Dunque Mattia resta in carcere per una “personalità arrogante e provocatrice” sa cui si deduce una “gravissima pericolosità dell’indagato”. E’ anche vero che nell’udienza di convalida, ha parlato: “Si è detto pentito della condotta, dimostrando, se non una reale resipiscenza almeno la volontà di collaborare. Infatti non sono emersi momenti di confusione o scarsa lucidità”. Allora la domanda è: Mattia Rossetti, tenendo conto anche del fatto che forse era sotto effetto di droga, era lucido al momento in cui ha ucciso? Perché un conto è soffrire di disturbi psichici, un altro è essere incapaci di intendere e di volere. Una risposta che farà la differenza e, siccome ad oggi non c’è una diagnosi, al fine di un eventuale processo saranno determinanti le perizie psichiatriche. La Procura l'ha affidata allo psichiatra Marco Ricci Messori. 

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