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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

In Oncoematologia al Salesi: «Il Covid ha alzato nuovi muri per questi bimbi»

Come si lavora a contatto con i bambini affetti da neoplasia o patologie ematologiche. I numeri, i pazienti e quell'attimo per sé stessi di "decompressione".

Paola Coccia, primario del reparto di Oncoematologia pediatrica dell’ospedale Salesi, la chiama “decompressione”. E’ quel momento in cui gli operatori sanitari escono dalla stanza di degenza dei bambini e, con la sola compagnia di sé stessi, si lasciano andare anche a qualche lacrima. Il supporto psicologico c’è, il lavoro di squadra rende più sopportabile il turno in quella corsia dove il sorriso non può arrendersi al dolore. 

Dodici posti letto, un’attività di day hospital e ambulatoriale. 6 medici, 18 infermieri, oncologi pediatri con diverse specializzazioni che lavorano in squadra. Ci sono bambini con neoplasie o patologie ematologiche non oncologiche. Ieri, grazie al campione di motocross freestyle Vanni Oddera, al progetto Gaia e al gruppo VR6 di Valentino Rossi, hanno passato una giornata diversa. «Le risorse per lavorare qui le troviamo dentro di noi, perché la scelta di fare questo mestiere è un po’ una missione- spiega la Coccia- le barriere qui sono tante per la patologia stessa e per la necessità di trattamenti che inevitabilmente portano a uno stato di immunodepressione. Il Covid ha sicuramente alzato altre bariere davanti ai nostri bambini- racconta il primario- le mamme si sono trovate costrette ad affrontare giornate difficili senza poter contare sull’abbraccio del compagno e questo ha reso ancora più difficile il nostro lavoro». Durante la prima ondata Covid erano state anche allontanate le attività di volontariato, dai clown-dottori alla musicoterapia: «Servizi che per noi sono importanti e, con l’organizzazione, siamo riusciti a ripristinare un po’ tutte le attività per migliorare la qualità delle giornate. Giornate che qui sono lunghe, e tante». 

«Lungo la fascia adriatica ci siamo solo noi come reparto di degenza di oncoematologia pediatrica, questo ci obbliga ad essere attenti a tutto- spiega il direttore generale dell’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona, Michele Caporossi- i professionisti sono messi a dura prova e qui la sindrome di “burnout”, cioè il sovraffaticamento fisico e mentale. è sempre in agguato».


 

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