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Cronaca

L’INCHIESTA | Payback, le ditte fornitrici di dispositivi medici sul piede di guerra. Marconi: «Bloccheremo le forniture agli ospedali»

L’atmosfera si fa incandescente. Le imprese fornitrici di dispositivi medici sono pronte a dare battaglia. Nelle Marche è partita la petizione online per l’abolizione della legge sul Payback

ANCONA - Il bubbone non è ancora esploso, ma già il mondo delle imprese fornitrici di dispositivi medici è in subbuglio. Anzi, con i fucili spianati. La battaglia si svolge su due fronti. Uno decisamente più diplomatico che si consuma a colpi di ricorsi al Tar. Poi c’è il fronte più agguerrito, che si concretizza in una vera e propria azione bellicosa: «bloccheremo tutte le nuove forniture agli ospedali» annuncia Stefano Marconi, Ceo dell’azienda di dispositivi medici Rays Spa ed ex presidente dell’Ancona Calcio, secondo cui «il Payback è un esproprio - afferma senza mezzi termini -, quindi ci rifiuteremo di dare seguito alle nuove richieste di forniture da parte degli ospedali. Io lo sto già facendo». 

La battaglia

Sul web è spuntata anche una petizione online, sulla piattaforma change.org, dal nome “Aboliamo la legge sul Payback che farà fallire i fornitori di prodotti per la nostra salute”. In 48 ore dalla pubblicazione del link sono già 578 le firme raggiunte. «Qui c’è un rischio conclamato e reale: se va avanti la legge sul Payback chiudiamo le aziende e licenziamo tutti i dipendenti» afferma preoccupato Gabriele Ferretti, fornitore di dispositivi medici. Lo sforamento dei tetti di spesa da parte delle aziende sanitarie pubbliche regionali,  congiuntamente all’attuazione del decreto ministeriale che prevede parte del ripiano in capo alle aziende fornitrici, rischia di mettere sul lastrico un intero settore. «Con ripercussioni su tutta la filiera, sulla sanità pubblica e anche sul sistema previdenziale - continua Ferretti - perchè spazzando via un intero comparto economico verranno meno anche i contributi che le stesse aziende versano agli enti previdenziali». Insomma una reazione a catena di proporzioni immani. Ma il primo effetto, quello più allarmante e che potrebbe mettere seriamente in crisi le aziende ospedaliere pubbliche, riguarda dal reperibilità dei materiali.

Sanità in ginocchio

Le quattro aziende che gestiscono la sanità pubblica regionale (Asur Marche, Inrca, Marche Nord e Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche) hanno sforato, e non di poco, i tetti di spesa per l’acquisto di dispositivi medici. Un conto amarissimo che tocca la vetta di 292 milioni e 197 mila euro nel quadriennio 2015-2018. E considerato che nei quattro anni successivi (2019 - 2022) c’è stato di mezzo anche il Covid, che ha imposto un ulteriore aumento della spesa per il fabbisogno sanitario, c’è il serio pericolo di trovarsi con cifre astronomiche alla conta finale. E se la norma sul Payback rimanesse invariata, ai fornitori di dispositivi medici arriverebbe un altro salasso di proporzioni immani. Perciò, in particolare sui materiali dove il margine di guadagno è già all’osso, i fornitori dichiarano lo stop alle consegne. Ovviamente quelle non ancora contrattualizzate, ma di cui arrivano già richieste via mail da parte delle aziende ospedaliere. «Ho già risposto agli ospedali che non darò seguito alle loro richieste - continua Marconi -, si troveranno senza prodotti e a questo punto i responsabili di questa situazione dovranno correre ai ripari». Già, i responsabili. Che per le ditte fornitrici sono «i dirigenti delle aziende ospedaliere, i Rup (Responsabili Unici di Procedimento, ndr) - continua Marconi - che tireremo in ballo qualora la legge sul Payback non venisse abrogata». Dunque i fornitori sono seriamente intenzionati ad andare fino in fondo senza lasciare nessuna strada intentata, mentre il tempo scorre e la deadline di fine gennaio per il pagamento del Payback si fa sempre più vicina.

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