Indesit: parte il piano di riassetto ed è subito mobilitazione a Fabriano e Ascoli

Il Piano di razionalizzazione dell'assetto in Italia di Indesit Company è partito: alcuni dei 25 dirigenti che l'azienda licenzierà hanno già ricevuto la lettera per trattare un'uscita incentivata dall'azienda

Il Piano di razionalizzazione dell'assetto in Italia di Indesit Company è partito: alcuni dei 25 dirigenti che l'azienda licenzierà hanno già ricevuto la lettera per trattare un'uscita incentivata. La risoluzione del rapporto di lavoro avverrà in tempi rapidi, secondo le norme del Contratto nazionale per i dirigenti di aziende industriali. Per gli altri 1.400 esuberi (150 impiegati di staff e 1.250 operai) la trattativa con i sindacati è appena cominciata: l'azienda assicura che nessuno verrà licenziato.

Intanto oggi è stata anche una giornata di mobilitazione. Sciopero di quattro ore con presidio davanti al Municipio dei lavoratori Indesit di Comunanza (Ascoli Piceno), contro il piano di riorganizzazione dell'azienda in Italia (1.425 esuberi). Nell'impianto ascolano che produce lavatrici a carica dall'alto gli esuberi sono 230 su 600 addetti. A Fabriano intanto, è cominciata la cassa integrazione programmata negli stabilimenti di Melano (destinato a chiudere) e Albacina. A Melano operai in Cig da oggi al 12 giugno.

Dal Governo - dichiara Anna Trovò segretaria nazionale della Fim Cisl - ci aspettiamo un intervento rapido ed un interessamento attivo riguardo alla presenza industriale di Indesit nel nostro Paese. Parlare di Indesit significa parlare della famiglia Merloni, una delle famiglie che hanno fatto la storia industriale italiana e che hanno un nome e uno spazio nel mondo dell' industria e della finanza a livello internazionale". "Significa - continua - parlare di interi distretti vocati alle produzioni del bianco e del suo indotto, di eccellenze produttive e delle economie locali sviluppatesi intorno ad esse, di opportunità di lavoro e di sviluppo locale. Lasciar andare via Indesit e consentire la chiusura di nuovi impianti e la delocalizzazione produttiva equivarrebbe a rassegnarsi ad osservare il declino industriale del nostro Paese e il suo impoverimento, e alla rinuncia ad una azione socialmente responsabile ed economicamente sostenibile che chiama in causa tutti gli attori sociali, compresi quelli politici ed istituzionali". Secondo Trovò, questa è un'occasione "da non perdere per definire scelte di politica industriale che diano prospettive al Paese, sostegno alle imprese che responsabilmente definiscano progetti di sviluppo e non di abbandono, lavoro qualificato e stabile alle persone, fiducia nel futuro, credibilità alle istituzioni".

Un caso quello della Indesit che sta diventando nazionale al punto che il prossimo 18 giugno il segretario generale della Cgil Susanna Camusso sarà ad Ancona. Una visita che toccherà in particolare l'area del Fabrianese, colpita duramente dalla crisi. Camusso incontrerà le rappresentanze sindacali della Indesit Company e di altre aziende in difficoltà del territorio, tra cui le delegazioni di Cotton Club, di Cava della Gola della Rossa, della Quadrilatero e dell'ex Antonio Merloni. Il primo incontro è fissato per le ore 11 presso la sala del consiglio comunale di Fabriano con il sindaco Giancarlo Sagramola e i rappresentanti dei lavoratori dell'Indesit. "Ha un grande significato la presenza del segretario generale in questa realtà così martoriata - dice Vilma Bontempo, segretaria generale Cgil Ancona -, a fronte di scelte perfino scellerate da parte di grandi imprese. L'auspicio è che questa presenza dia maggiore risalto al tema del lavoro".

Anche Forza Nuova esprime la propria solidarietà ai lavoratori in agitazione della Indesit: "Non possiamo stare a guardare l'ennesima tragedia italiana, frutto di un modello imprenditoriale fallimentare e di una politica totalmente incapace nel dare risposte concrete. Ad aggravare ulteriormente la vicenda è il fatto che la famiglia Merloni sia da sempre legata al mondo politico ad altissimi livelli, ed abbia da anni rappresentanti parlamentari corresponsabili della catastrofica situazione politica ed economica nazionale. Non è un caso che Maria Paola Merloni sia stata eletta al senato con Scelta Civica di Monti, uno che di fallimenti se ne intende di sicuro visto le condizioni in cui ha ridotto il Paese. Le aziende che delocalizzano la produzione devono essere pesantemente colpite nei redditi patrimoniali. Vanno altresì istituiti dazi sui prodotti provenienti dall'estero e disincentivi al loro acquisto con buona pace della commissione europea. In parallelo devono essere premiate le imprese che nonostante un fisco capestro resistono sul territorio" ha detto Davide Ditommaso, coordinatore regionale di Forza Nuova.

IL GOVERNATORE GIAN MARIO SPACCA INCONTRA MARCO MILANI

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COSA PREVEDE IL PIANO DI RAZIONALIZZAZIONE

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