Dieta e integratori per un fisico perfetto, va in coma: sotto accusa "personal trainer"

La Procura ha iscritto nel registro degli indagati un sedicente personal trainer, accusato di esercizio abusivo della professione medica e lesioni personali in conseguenza di altro reato

Foto di repertorio

Aveva convinto l’amico di poter arrivare ad avere un fisico scultoreo se solo avesse seguito le sue indicazioni: un piano alimentare serrato e gli integratori. Il problema è che poi l’amico, un 28enne pugliese, ha cominciato a deperire, ad accusare dei crolli fisici e sopportare dei mal di pancia sempre più lancinanti. Fino allo scorso agosto, quando è stato ricoverato all’ospedale di Ancona con una diagnosi di iponatremia severa e pancreatite acuta edematosa. In pratica un’infiammazione del pancreas, con livelli talmente bassi di sodio da farlo entrare in coma. Una condizione da cui, per fortuna, il ragazzo è riuscito ad uscire. Poi, tramite l’avvocato Jacopo Saccomani (foto in basso), ha sporto querela nei confronti di chi lo aveva ammaliato con l’immagine di una condizione fisica perfetta. Per questo il pm Rosario Lionello ha iscritto nel registro degli indagati un sedicentte personal trainer di 28 anni di Ancona, accusato di esercizio abusivo della professione medica e lesioni personali in conseguenza di altro reato (l’esercizio abusivo della professione appunto). 

La richiesta di perizia e d'incidente probatorio 

Sull'indagine, che aveva portato anche a vari sequestri a casa dell'indagato, vige il più stretto riserbo da parte della Procura dorica, che ha chiesto una perizia medico legale sotto forma di incidente probatorio, per accertare che sia stata effettivamente quella dieta a causare i problemi di salute del pugliese. La richiesta è stata accolta dal Gip Sonia Piermartini, che ha incaricato Marco Valsecchi di rispondere ad un quesito fondamentale: c’è o no una connessione diretta tra quelle diete abusivamente prescritte dal sedicente allenatore e la malattia che stava per uccidere la vittima? E quanto è durata la malattia? La perizia sarà dunque rilevante per arrivare alla verità processuale perché, che quelle diete stessero per uccidere il giovane pugliese è la tesi dell’accusa. Fatto sta che, per il conferimento dell’incarico peritale, è già fissata l’udienza in camera di consiglio per il 17 luglio prossimo. 

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La tesi difensiva

Infatti la difesa del coach è di tutt’altro avviso. L’anconetano sostiene di non aver mai stilato una precisa dieta come invece potrebbe fare un medico o un nutrizionista, non ha mai dato pesi e grammature su quanto l’amico avrebbe dovuto mangiare. Ha solo dato consigli generici su quali alimenti potessero essere più indicati per aumentare la massa muscolare e ridurre quella grassa. Anche perché, e la difesa è convinta sia fondamentale per dimostrare l’innocenza dell’indagato, erano passati ben 2 mesi da quando i due avevano interrotto ogni contatto fino al giorno in cui il 28enne è finito nel reparto di Rianimazione dell’ospedale regionale di Ancona. Dunque, per la difesa, se il 28enne pugliese è stato male è perché ha fatto qualcosa che non doveva fare e non perché avrebbe seguito con precisione maniacale una dieta. 

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