Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca

Ovuli di eroina dal Pakistan, chiesto un secolo di condanne per la banda della “Mezzaluna d'oro”

In 13 sotto accusa per spaccio di droga, contestata anche l'associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. La base operativa era a Senigallia ma il commercio illegale arrivava fino al sud delle Marche

ANCONA – Le condanne saranno decise il prossimo 3 maggio ma intanto la procura ha chiesto quasi un secolo di carcere per i trafficanti di droga dell'operazione “Mezzaluna d'oro”. A formularle oggi è stato il pm Marco Pucilli, per gli imputati che hanno chiesto di procedere con l'abbreviato, 11 in tutto (gli altri se saranno rinviati a giudizio affronteranno il processo con il rito ordinario). Un sodalizio ben organizzato stando alle accuse che hanno portato fino all'udienza preliminare 13 persone tra pachistani e italiani. Un tuttofare pachistano si occupava dell’intera filiera allestita per l’introduzione della droga sul suolo italiano. In particolare, servendosi di diversi connazionali, suoi diretti bracci operativi, organizzava ed attuava i viaggi da e per il Pakistan, si occupava del recupero e dello stoccaggio dello stupefacente, nonché della distribuzione alla rete di spacciatori italiani e stranieri. Un tassello rilevante del gruppo interamente disarticolato a maggio dello scorso anno, durante l’attività investigativa, durata oltre dodici mesi. A smantellare il sodalizio criminale ci aveva pensato la squadra mobile di Ancona e il commissariato di Senigallia, la città dove risiedevano la maggior parte dei coinvolti nei giro. Per 13 indagati, per lo più pachistani ma anche tunisini e indiani, molti sono tuttora in carcere, la Procura di Ancona ha chiesto il processo e oggi ha definito le richieste di condanna per chi ha scelto il rito alternativo che prevede uno sconto di pena in caso di condanna.

Le richieste vanno da 4 anni e otto mesi a 14 anni. L'accusa è di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga e vari episodi di spaccio. La giudice Francesca De Palma deciderà nella prossima udienza del 3 maggio. L'operazione della polizia era stata denominata “Mezzaluna d'oro”, chiamata così per la regione dove si produce la maggior parte di oppiacei. In due distinti interventi, uno a marzo e l'altro dopo due mesi, la squadra mobile aveva fatto arresti, ricostruendo il giro del traffico di eroina che in Italia, via Malpensa, arrivava attraverso dei pachistani che ingerivano ovuli alla partenza, ovuli di eroina pura, rischiando anche la vita se si fossero aperti nello stomaco durante il viaggio. Gli ovulatori venivano poi portati a Senigallia, in alloggi presi in affitto da due loro connazionali, ritenuti i vertici dell'organizzazione. Nel corso dell’indagine, oltre all’arresto in flagranza dei vari soggetti, aventi diversi ruoli in seno al sodalizio, tra cui anche spacciatori al dettaglio, ci sono anche un anconetano e un senigalliese, che poi dovevano occuparsi di piazzare la droga, sono stati posti sotto sequestro circa 4,5 chili di eroina. In carcere, oltre al pachistano tuttofare, erano stati portati un suo connazionale, con un ruolo di manovalanza alle dipendenze dell’organizzazione, ed una donna di origine slovacca, che costituiva una delle maglie della rete di vendita, nello specifico nel capoluogo dorico. L’organizzazione criminale si avvaleva dello sfruttamento di cittadini pakistani poveri e bisognosi: venivano arruolati ed indotti a trasportare, attraverso le varie rotte internazionali, medianti viaggi gravosi e rischiosi, quantitativi di droga che oscillavano tra i 400 e i 600 grammi per ciascun ovulatore. L'eroina era pronta per essere venduta sulle piazze di Ancona, Senigallia, Civitanova e anche Martinsicuro, in provincia di Teramo. 

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