Primo intervento di chirurgia pancreatica in 3D, scelto un dottore degli Ospedali Riuniti

Il primo intervento chirurgico al pancreas in visione tridimensionale come occasione di formazione e condivisione per i chirurghi specialisti di patologie pancreatiche che oggi rappresentano l’eccellenza nazionale

Il dottor Alberto Patriti, direttore chirurgia generale dell’Ospedale Santa Croce e dell’Ospedale San Salvatore, Ospedali riuniti Marche Nord, tra i 35 chirurghi scelti per partecipare all’anteprima nazionale dell’intervento di chirurgia pancreatica in 3D. Quello che ad oggi ha modificato di più la prognosi dei pazienti affetti da patologia pancreatica, soprattutto neoplastica, è l’approccio multidisciplinare. – ha commentato il dottor Alberto Patriti, tra i primi in Italia a praticare interventi di chirurgia pancreatica in robotica -  Si tratta di una patologia che non viene curata soltanto dalla chirurgia, ma richiede una collaborazione stretta tra l’oncologo, il radioterapista e il chirurgo ed è ovvio che un paziente con questa patologia viene curato meglio dove esiste un approccio multidisciplinare. Poi arriva la tecnologia, che rappresenta un secondo step, importante sicuramente, ma non indispensabile”.

Il primo intervento chirurgico al pancreas in visione tridimensionale si è tenuto all’interno di un corso avanzato a Peschiera del Garda all’Ospedale P.Pederzoli, dall’1 al 3 ottobre. Il corso organizzato e sostenuto dal team chirurgico della struttura rappresenta l’espressione di un modello di approccio multidisciplinare, al trattamento dei tumori e delle malattie croniche del pancreas, nato dalla intuizione del Professor Paolo Pederzoli e che ancora oggi viene replicato in diverse strutture ospedaliere. “Si tratta di una patologia che non può essere affidata ad una sola figura professionale – ha commentato il professor Paolo Pederzoli – Per questo ho ritenuto importante che fossero coinvolti più specialisti per discutere i casi clinici complessi come può essere un tumore al pancreas. L’obiettivo è quello di individuare una strategia condivisa per affrontare al meglio la patologia”. Tuttavia il corso ha riservato spazio al dibattimento e al confronto tra specialisti, sottolineando l’importanza della collaborazione tra professionisti di diverse regioni d’Italia e di quello che si chiama approccio multidisciplinare relativo al trattamento di un paziente  che dalla diagnosi va fino alla terapia.

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