Interventi senza bisturi e nuove sale ibride, la “rivoluzione culturale” di Torrette

Mario Guerrieri, direttore della Clinica Chirurgica, lancia la sfida: «Vogliamo arrivare a praticare interventi senza taglio, ad esempio riuscendo ad asportare la colecisti tramite gli orifizi naturali»

“Grande taglio, grande chirurgo” è un’equazione che ha fatto il suo tempo. A Torrette, ospedale che figura già tra quelli all’avanguardia per microchirurgia, si lavora già per nuovi obiettivi. Il primo: riuscire a eseguire interventi senza praticare alcun taglio. Il secondo: allestire due sale ibride, ovvero spazi dove medici di diverse specializzazioni possano intervenire su uno stesso paziente. «Per le sale ibride è già tutto in pista- ha annunciato il Direttore Generale Michele Caporossi- l’investimento ammonta a sei o sette milioni di euro e le risorse ci sono, grazie alla Regione Marche che ha deciso di investire sulla sanità, e presto partiranno gli appalti». In quanto alla microchirurgia: «In due anni, massimo tre, vogliamo raddoppiare il numero di interventi mininvasivi. Già oggi ne facciamo 1.500 che corrispondono all’8% del totale e in futuro vogliamo portarli a 3000. Si sta facendo una rivoluzione culturale nella quale il chirurgo non è più visto come un meccanico riparatore – sottolinea Caporossi- ma si inserisce in un percorso in cui tutti insieme si discute del paziente. In giro c’è la tendenza a pensare che se uno lavora con le migliori tecnologie ha fatto tutto, ma non è così».

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Mario Guerrieri, direttore della Clinica Chirurgica, lancia la sfida: «Vogliamo arrivare a praticare interventi senza taglio, ad esempio riuscendo ad asportare la colecisti tramite gli orifizi naturali». La tecnologia è già a buon punto: «Con l’introduzione di telecamere gli interventi che prima si facevano a pancia aperta oggi si fanno con piccoli fori e in alcuni casi si riescono ad asportare le stesse tipologie di tumori- spiega Guerrieri- andiamo sempre più verso una chirurgia con piccoli tagli che però sia sempre radicale e pulita specialmente nel campo oncologico, dove stiamo sviluppando sempre nuove tecniche». Nella conferenza stampa allestita proprio a Torrette, gli specialisti di Cardiochirurgia e Chirurgia Toracica hanno presentato i rispettivi dati. «Nel nostro reparto ormai oltre il 90% degli interventi è mininvasivo e si esegue con un’incisione di 3,5 centimetri nel torace» ha spiegato Armando Sabbatini, primario di Chirurgia Toracica. Marco Di Eusanio, primario di Cardiochirurgia, rileva che nel suo settore il tasso di mortalità negli ultimi otto mesi è sceso all’1,7% rispetto al 3,4% degli anni compresi tra il 2009 e il 2015. «Se prima praticavamo incisioni di 25 centimetri, oggi facciamo interventi mirati con incisioni di 4 o 5 centimetri». Tra i vantaggi della microchirurgia, i medici hanno sottolineato la minor lunghezza della degenza, la ripresa più veloce delle attività quotidiane, la riduzione del dolore, delle infezioni e del sanguinamento. E proprio a proposito di sangue, Michele Caporossi assicura: «La carenza che nei giorni scorsi ci aveva costretto a sospendere le piccole operazioni è totalmente rientrata, il messaggio che avevamo lanciato ha dato una smossa forte alle donazioni».

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