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Cronaca Falconara Marittima

Indagato l'ex direttore dell’Arpam Giancarlo Marchetti: dirigente "scomodo" trasferito perché voleva controllare l'Api

Emergono nuovi elementi dall'inchiesta "Oro nero" dei Noe. Le indagini erano partite dall'incidente di aprile 2018

FALCONARA - Nuovi elementi emergono dall'inchiesta "Oro nero", partita dopo l'incidente dell'11 aprile del 2018 alla raffineria Api di Falconara Marittima. Le indagini si sono chiuse con la notifica di indagini verso 18 persone, fra cui diversi responsabili dell'Api, incluso l'amministratore delegato Giancarlo Cogliati, e anche l'ex direttore generale dell'Arpa Marche Giancarlo Marchetti (oggi in pensione ma rimasto come consulente fino a 15 giorni fa). 

Fra i reati contestati a vario titolo disastro ambientale, gestione illecita di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, combustione illecita di rifiuti, lesioni personali a carico di numerosi cittadini, rivelazione di segreti d'ufficio, istigazione alla corruzione. Per l'ex dg le ipotesi di reato, stando alla nota del carabinieri del Noe, sono «abuso d’ufficio, rivelazione di segreti d’ufficio e istigazione alla corruzione». Per la procura l’ex manager avrebbe in più occasioni facilitato o assecondato le richieste dei vertici dello stabilimento nonostante in alcune occasioni, per l’accusa, vi fosse un conflitto d’interesse dato che l’Arpam è una delle agenzie deputate al controllo della raffineria.

Marchetti divide l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio con l’amministratore delegato dell’Api Giancarlo Cogliati e il responsabile delle relazioni esterne Francesco Luccisano. Stando a quanto ricostruito dagli investigatori i due vertici della raffineria avrebbero spinto Marchetti nel marzo 2021 a far trasferire un dipendente Arpam “sgradito” alla raffineria per i controlli che doveva svolgere per il suo lavoro. Un trasferimento avvenuto al fine di assecondare la richiesta dei dirigenti Api. Su Marchetti pende anche l'ipotesi dil’istigazione alla corruzione per aver «sollecitato un posto di lavoro a Roma» in cambio di un controllo sull'Ispra affinché non si desse esecuzione ad una diffida che avrebbe comportato una spesa di svariati milioni di euro per la raffineria. 

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