Operazione “Gipso Sting”: tre arresti per una truffa da 1,5 milioni

Gli arrestati compravano materiale edile per rivenderlo a prezzi stracciati, col piano di non pagare i fornitori e scappare con gli incassi. Truffate 24 imprese del nord Italia e note ditte fornitrici locali

La Squadra Mobile di Ancona in collaborazione con i Carabinieri, nella giornata di ieri, ha arrestato tre persone con una pesante accusa: associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all’appropriazione indebita. La truffa si è consumata dal Settembre 2011 al dicembre dello stesso anno, periodo nel quale le forze dell’ordine avevano individuato quattro persone già note alle forze dell’ordine per reati finanziari agire all’interno della ditta “Gipso Metal Italia Srl”, di Falconara Marittima.

LA TRUFFA. Gli arrestati sono subentrati all’interno nella gestione della Gipso, una ditta che versava in gravi difficoltà per via della crisi e ha dovuto vendere per il classico tozzo di pane. Al posto del vecchio amministratore delegato sono dunque riusciti a piazzare un loro uomo.
Una volta assunto il controllo della struttura i complici, tutti residenti dell’anconetano, hanno acquistato materiali edili e prodotti di altro tipo, rivendendoli poi a terzi con prezzi molto più bassi e competitivi: i truffatori, consapevoli che non avrebbero mai pagato i fornitori (ci sono infatti tre mesi di tempo per saldare questo tipo di fatture), hanno operato con conti correnti chiusi e assegni privi di copertura.
Gipso Falconara-2-2La Polizia, che già vigilava sull’attività della nuova dirigenza della Gipso, ha visto i sospetti tramutarsi in certezza quando ha scoperto pile di bollette, fatture e documenti contabili di ogni genere che venivano buttati o distrutti nei pressi dei magazzini invece di essere regolarmente pagati.

L’operazione di indagine, nominata “Gipso Sting”, ha sgominato una truffa che in totale ha fruttato 1,5 milioni di euro, e che è stata perpetrata ai danni di più di 24 aziende del nord Italia e a note imprese fornitrici locali. Attualmente sono anche in corso sei ordinanze di custodia cautelare, dieci perquisizioni  di magazzini tra Marche e Sicilia e dodici denunciati a piede libero.
 

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