Furti e rapine, in ginocchio le aziende locali: 6 arresti. «Guadagniamo più dei politici»

Sono accusati di furti avvenuti dal luglio 2016 al gennaio 2017 per un bottino da un milione e mezzo e che, in alcuni casi, hanno messo in ginocchio quelle aziende già piegate dalla crisi economica

I 6 arrestati

Quando sono arrivati i Carabinieri a notificare loro l’ordinanza di custodia cautelare, qualcuno è rimasto male perché in fondo «non abbiamo mica ammazzato nessuno» ha detto uno di loro. Eppure sono tutti accusati di associazione per delinquere finalizzata a compiere furti e rapine a danno di varie aziende in tutta la provincia di Ancona e del maceratese. Colpi avvenuti dal luglio 2016 al gennaio 2017 per un bottino da un milione e mezzo di euro e che, in alcuni casi, hanno messo in ginocchio quelle aziende locali già piegate dalla crisi economica. Professionisti del furto, per alcuni al punto da pianificare e mettere a segno gli assalti anche sotto regime di arresti domiciliari, altri potevano contare su esperienze passate come autisti dei camion di alcune delle aziende che poi sarebbero state loro vittime. Sapevano dove colpire, come muoversi e attraverso quali vie trovare facile fuga. Si organizzavano con telefoni e sim acquistati con nomi fittizi parlando in codice o in dialetto. Abbigliamento, stufe, scarpe, materiale elettrico, rame, veicoli, sigarette. Depredavano tutto quello che trovavano nei capannoni per poi piazzare la merce nel mercato nero del foggiano, contando pure sulla rete della criminalità organizzata locale. Alla fine ieri sera  i Carabinieri della Compagnia di Osimo al comando del Capitano Raffaele Conforti ed il Nucleo Operativo Radiomobile diretto dal Luogotenente Luciano Almiento, hanno arrestato 6 persone: Gaetano Di Canio, 48 anni nato e residente a Foggia, ora agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, Pasquale Sarrocco, 26 anni nato a Foggia e residente a Castelnuovo della Daunia (FG) ora sottoposto all’obbligo di dimora nel territorio del comune con divieto di uscire da casa dalle ore 22 alle 7 di ogni giorno, Giorgio La Gatta, 31 anni nato e residente a Foggia, sottoposto agli  arresti domiciliari con braccialetto elettronico, Giuseppe Console, 62 anni nato a Foggia residente Loreto e domiciliato a Recanati, ritenuto il  basista della Val Musone e Riviera del Conero e sottoposto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, Antonio Di Rienzo, 67 anni nato e residente a Foggia, già detenuto nel carcere di Montacuto, Mario Antonio Luminoso, 42 anni nato e residente a San Severo (FG), oggi sottoposto agli arresto domiciliari con braccialetto elettronico e identificato come il componente della banda sfuggito all’arresto del 13 gennaio scorso, ma successivamente identificato, raggiunto a casa sua e arrestato 23 febbraio 2017, quando era stato portato in carcere a Foggia per poi ottenere i domiciliari il 21 marzo scorso. Le ordinanze di custodia cautelare richieste dal pm Irene Bilotta e firmate dal Gip, sono scattate al termine di un’indagine articolata fatta di molteplici servizi di monitoraggio della attraverso osservazioni, controlli e pedinamenti ma anche di intercettazioni ambientali e telefoniche dove i militari hanno ascoltato gli indagati vantarsi di godere un tenore di vita ampiamente superiore alla media pur senza lavorare. «Così guadagniamo più dei politici» ha detto uno di loro. Ma alla fine si è arrivati anche all’ultima pagina del terzo capitolo dell’Operazione denominata Gargano perché, secondo gli inquirenti questi 6 uomini erano parte di una banda di 10 uomini. Gli altri 4 erano tra gli 8 arrestati nel gennaio scorso a seguito di alcuni furti di rame avvenuti in località San Biagio di Osimo e Osimo Stazione

MODUS OPERANDI. Prima individuavano il luogo da colpire grazie al basista che, oltre a vivere da anni tra Osimo Loreto e Recanati, aveva anche lavorato come autotrasportatore. Successivamente si trattava con capo della gang per cui il basista indicava la tipologia ed il quantitativo di merce presente nella ditta da saccheggiare, indicando tutti i dettagli utili al furto, come ad esempio se si poteva rubare in zona un mezzo per trasportare la refurtiva o se dovesse arrivare direttamente dal tavoliere pugliese. Successivamente la banda, che poteva essere composta da elementi diversi di volta in volt a seconda della disponibilità di chi operava, si riuniva per studiare tutte le fasi e le modalità del furto, ognuno con un compito ben preciso. Poi scattava il furto notturno in cui il basista si occupava di controllare l’area circostante per un’eventuale presenza delle Forze dell’Ordine, tenendosi a disposizione del  commando. Solo dopo aver caricato la merce, il capo del commando e il basista entravano materialmente in azione: il primo conduceva il trasportatore verso l’autostrada a sua volta scortato da un’auto staffetta mentre il secondo si occupava di portare la manovalanza altrove. 

TUTTI I FURTI CONTESTATI.

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