Droga nelle Marche, condanne per spaccio per quasi 40anni: ma non c'era associazione

Il pm titolare del fascicolo d’inchiesta Mariangela Farneti aveva chiesto fosse riconosciuta l'associazione per delinquere per cui aveva chiesto pene che andavano da 10 a 26 anni

Foto di repertorio

Due assolti e 7 condanne alla fine del processo nato dall’indagine denominata “Operazione Damasco”, condotta dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Ancona i quali, dopo un anno e mezzo di indagini e intercettazioni telefoniche, avevano arrestato una serie di persone convinte facessero parte di un’associazione per delinquere che aveva monopolizzato il mercato della droga da Pesaro fino ad Ascoli, il cui quartier generale era Cupramontana, dove lavorava e risiedeva stabilmente il capo della presunta associazione. 

Presunta  perché, stando alla sentenza odierna, l’associazione non è mai esistita. Infatti oggi il collegio del tribunale di Ancona, presieduto dal giudice Carlo Masini, ha inflitto una serie di condanne tutte per reati di spaccio e una in riferimento ad un capo d’accusa di estorsione: Salvatore Fontana, considerato il boss della gang e difeso dall’avvocato Francesca Petruzzo (foto in basso) del foro di Ancona, è stato condannato a 14 anni; Vittorio Fontana, difeso dall’avvocato Francesco Scaloni del foro di Ancona, condannato a 4 anni e 11 mesi; Vincenzo Fabbricatore, difeso dagli avvocati Davide Croci del foro di Pesaro e Claudio Fusco del foro di Napoli, condannato a 10 anni e 8 mesi; Giuseppe Sanfilippo, difeso dall’avvocato Giacomo Curzi del foro di Ancona, condannato a 5 anni 8 mesi; Marianeve Esposito, difesa dall’avvocato Maria Montuoro di Torre Annunziata (NA), è stata condannata a 2 anni 2 mesi per aver partecipato ad un’estorsione; Michele Caccamisi, difeso dall’avvocato Michele Zuccaro del foro di Ancona, condannato a 1 anno  e 5 mesi per due episodi di spaccio; Thomas Profili, difeso dall’avvocato Alessandro Sorana di Ancona, condannato a 9 mesi di reclusione. Sono stati invece condannati anche per l’associazione finalizzata allo spaccio di droga gli altri indagati che hanno percorso la via del rito abbreviato. La stessa associazione di cui, ne è convinta il pm titolare del fascicolo d’inchiesta Mariangela Farneti, avrebbero fatto parte anche gli imputati passati a giudizio ordinario e per i quali la pubblica accusa aveva chiesto pene che andavano da 10 a 26 anni. Ma i giudici, in merito al fatto che gli imputati lavorassero insieme ad una rete in grado di monopolizzare il mercato della droga nelle Marche, hanno dato credito alle tesi difensive che, da sempre, hanno ammesso le responsabilità dei propri assistiti nel mercato dello spaccio di cocaina, hashish e marijuana, ma che, allo stesso modo, hanno sempre rigettato l’ipotesi dell’associazione per delinquere.

«A dibattimento l’ipotesi accusatoria del sodalizio criminale è esplosa in una bolla di sapone perché sono stati tutti assolti dall’associazione per delinquere - ha commentato l’avvocato Francesca Petruzzo (foto in basso) - Le accuse non hanno retto perché, come abbiamo sempre sostenuto, non vi era alcuna associazione, ma solo episodi di spaccio che abbiamo sempre riconoscuto e per i quali siamo stati giustamente condannati». 

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