Operazione Bartali: sgominata banda di truffatori con sede ad Osimo

Acquistavano merce con assegni post datati, per poi rivenderla sul mercato nero di Napoli. I tre truffatori si erano insediati ad Osimo, comprando un capannone. Per mesi hanno ingannato diverse imprese anconetane

Giorgio Di Munno

Operazione Bartali, missione compiuta. Ieri la Squadra Mobile di Ancona, diretta dal dott. Giorgio Di Munno, in sinergia con la Squadra di Polizia di Osimo, ha sgominato definitivamente una banda dedita alla truffa commerciale. Un colpo che, fino ad oggi, aveva fruttato 3 milioni di euro. Sono stati arrestati tre napoletani: F. P., G. M. e il capo E. G. Quest'ultimo si faceva chiamare Ing. Bartali, da cui il nome dell'operazione. Questi gestivano una piccola impresa, che faceva da facciata per l'attività criminale. "Compravano" merce relativa al mondo dell'edilizia e delle costruzione (merce per cui i venditori non avrebbero poi visto un euro in realtà), per poi rivenderla sul mercato nero nel napoletano. Un'attività che, nel mondo del crimine, oggi rende molto.

Il metodo è sempre lo stesso. Si rileva una società in fallimento e, puntando sulla credibilità e la fama del nome dell'azienda, ci si presenta alle vittime con estrema disinvoltura. L'azienda in questione era la Co. Ge. Dan. Srl. I tre truffatori, da Napoli si sono spostati nel territorio anconetano, comprando un capannone ad Osimo. Hanno avuto accesso a diversi prestiti bancari. Come? Non soltanto puntando sul nome dell'azienda, i tre hanno addirittura falsificato un contratto con l'Interporto di Jesi, che ha aumentato la solidità dell'azienda agli occhi delle banche. Con quei soldi i malintenzionati hanno acquistato materiale tra Ancona, Osimo, Falconara, Jesi, utilizzando assegni post datati (60 o 90 giorni). I venditori si sono fidati, l'azienda era famosa e riconosciuta. Peccato che i nuovi proprietari fossero tre criminali. In questo modo la truffa avrebbe consentito più di un mese di tempo per comprare più possibile e poi fuggire senza lasciare traccia.

La Polizia, a Maggio, era già stata allertata da una segnalazione di un imprenditore locale, che si era insospettito. Ma poi è arrivato il passo falso. Un giorno durante un'operazione di compra vendita, si sarebbero portati via anche il muletto di un'azienda che, notata la stranezza dell'episodio, si è rivolta alla Polizia. Al termine di mesi di indagini e appostamenti, è arrivato il blitz, che ha costretto i truffatori alla fuga. Da lì, per gli uomini delle Forze dell'Ordine è stato facile risalire all'identità degli uomini, che sono stati poi arrestati a Napoli. Parte della refurtiva è stata ritrovata a Casoria, in provincia di Napoli. "L'operazione è sul filone della Gipso Sting dell'anno scorso. Cambiano i personaggi, cambia lo scenario ma il filone è sempre lo stesso" ha detto Giorgio Di Munno. L'accusa è associazione per delinquere finalizzata alla truffa commerciale e alla appropriazione indebita.

G. F. è stato fermato a Civitavecchia, al ritorno da una crociera, dove, con i soldi della truffa, aveva portato in viaggio la famiglia e una trentina di parenti.

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