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Operazione Aspromonte: la corte d'Appello assolve i 15 imputati

L’indagine iniziata nel 2013 dalla procura di Ancona in collaborazione con le procure di Reggio Calabria e Palmi, si era occupata della presenza nelle Marche di soggetti che sarebbero stati collegati alla ‘ndrangheta. Prescritto anche l'ultimo reato contestato all'imprenditore edile Giuseppe Ioppolo

Operazione Aspromonte, assolti tutti gli imputati. Sono state depositate le motivazioni della sentenza con la quale la Corte di Appello di Ancona pone fine al processo penale che traeva origine dalla indagine Operazione Aspromonte,  decretando l’intervenuta prescrizione dell’ultimo reato contestato anche per l'imprenditore edile Giuseppe Ioppolo.

L’indagine iniziata nel 2013 dalla procura di Ancona in collaborazione con le procure di Reggio Calabria e Palmi e con il supporto del Gico (Gruppo investigativo criminalità organizzata della Guardia di Finanza), si era occupata della presenza nelle Marche di soggetti ritenuti i terminali di strutturate organizzazioni criminali della ‘ndrangheta, che dimostravano una discrepanza tra i redditi leciti percepiti ed il patrimonio accumulato. Era stato individuato un gruppo di soggetti calabresi, alcuni dei quali ritenuti collegati alla cosca della ndrangheta “Franconeri” operante nei territori di Melicucco, Polistena e nelle Province di Ancona e Pesaro, dedito ad una serie di azioni illecite dirette ac oncedere prestiti a tassi usurai ad imprenditori pesaresi (con tassi oscillanti tra il 95% ed il 183%), realizzare molteplici compravendite immobiliari infragruppo per movimentare ingenti somme di denaro per diversi milioni di euro per transazioni rivelatesi fittizie con il fine di “ripulire” i proventi illeciti, accedere al sistema bancario/finanziario ove far transitare, in 2 anni, oltre 54 milioni di euro, di cui 2,5 milioni di euro movimentati esclusivamente attraverso il contante con l'obiettivo ciò di sottrarre il consistente patrimonio immobiliare da possibili confische in materia di legislazione antimafia.

All’inizio dell’indagine il Tribunale di Ancona aveva disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca in presenza del reato di trasferimento fraudolento di valori e di usura in una contemporanea ed evidente sperequazione tra i redditi lecitamente dichiarati ed il patrimonio posseduto in capo agli indagati. Complessivamente erano stati sequestrati 6 appartamenti, 6 garage/cantine e 4 società che rappresentavano le “casseforti” del gruppo, ove sono confluiti ulteriori 19 immobili e terreni per un ammontare complessivo ammontante ad oltre 8 milioni di euro. E’ una delle prime volte in cui nelle Marche vengono sequestrati beni immobili adottando la speciale legislazione antimafia basandosi quale presupposto del sequestro sul reato di trasferimento fraudolento di valori. 

corrado canafoglia-6Quindici gli imputati, difesi dall’avvocato Corrado Canafoglia (nella foto a sinistra), tra i quali la Procura aveva riconosciuto il ruolo di gerenti a Giuseppe Ioppolo e Auddino Michele, quest’ultimo coinvolto anche nell’operazione “Gerry”, indagine portata avanti dalla Procura della Repubblica e dalla  Dda di Reggio Calabria e riguardante l’importazione di centinaia di chili di cocaina dal Sudamerica da parte di sodalizi criminali riconducibili alle famiglie Bellocco di Rosarno, Mole’ – Piromalli di Gioia Tauro ed Avignone di Taurianova.

Il Tribunale aveva assolto gli imputati, per alcuni dei quali la Procura aveva chiesto sino a 6 anni accogliendo invece le tesi difensive, ad eccezione di Giuseppe Ioppolo ritenuto il “dominus”  dell’organizzazione criminale nelle Marche. Quest’ultimo negli anni 2010 e 2011 aveva costituito un piccolo impero edile con oltre 100 dipendenti ed operante tra le Marche e l’Emilia Romagna e la Procura con l’Operazione Aspromonte ha vagliato i flussi finanziari di tali attività ritenute apparente lecite. La Corte di Appello ha accolto la tesi del legale Canafoglia difensore di Ioppolo e ha decretato l’intervenuta prescrizione, non essendo stata riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso nelle condotte tenute dagli imputati ed in particolare da Ioppolo e pertanto si è applicata il termine ridotto dei 7,5 anni per il conteggio della prescrizione per cui ogni accusa è caduta.   

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