Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca Montirozzo / Via Carlo Crivelli

Delitto di via Crivelli, la 16enne finisce in carcere

Quando il giudice le ha chiesto spiegazioni in merito al suo comportamento subito dopo il delitto, lei ha risposto subito: «Ho avuto paura». Così ha spiegato il perché di quella fuga mano nella mano con il 18enne

Giovanna Lebboroni all'uscita dal palazzo di giustizia

Finisce in carcere minorile la 16enne accusata di aver concorso nell'omicidio della madre Roberta Pierini e del tentato omicidio del padre Fabio Giacconi. Dopo più di 6 ore di camera di consiglio, è questa la decisione del giudice minorile Paola Mureddu. Accolta dunque la richiesta avanzata dal Procuratore capo Giovanna Lebboroni, respingendo la richiesta dell'avvocato Paolo Sfrappini, che aveva chiesto che la minore restasse in comunità. Respinta anche l'altra richiesta della difesa di affidare l'indagata agli zii. Sarà nominato un tutore legale. L'udienza ha preso il via a mezzogiorno quando la ragazza ha parlato, ribandendo la sua versione dei fatti. E quando il giudice l'avrebbe incalzata chiedendole come mai, dopo gli spari, è fuggita mano nella mano con Antonio, lei avrebbe detto: «Avevo paura». All'uscita dal tribunale ha parlato lo stesso Procuratore Capo Giovanna Lebboroni che ha confermato la misura restrittiva del carcere: «La decisione è stata questa, la stessa Procura ha aggravato l'originaria richiesta della comunità all'esito dell'interrogatorio della ragazza. Sicuramente la misura più adatta vista la gravità dei fatti». Amareggiato l'avvocato Paolo Sfrappini: «E' la misura peggiore che ci sia, anche se lei non ha reagito in alcun modo perché era preparata. Avevamo sperato nella comunità. Adesso impugneremo il provvedimento e poi ragioneremo il da farsi»

Ma per la giovane è stata anche la giornata dell’amarezza e della delusione. L’amarezza di sapere il proprio padre in fin di vita, per cui sarebbe scoppiata a piangere davanti al giudice. La delusione di scoprire come il suo Antonio avrebbe tentato di scaricare parte della responsabilità su di lei dicendo: «Lei mi diceva spara spara». Parole definite poco sagge dall’avvocato difensore della minore Paolo Sfrappini (in foto) che, uscendo dal tribunale subito dopo la richiesta delle parti, ha detto: «La ragazza è molto provata, ma non ha pianto ribadendo la sua versione dei fatti. Ha chiesto del padre e non del fidanzato. Gli zii sono vicini alla L'avvocato Paolo Sfrappini-2ragazza e non vogliono rilasciare alcuna dichiarazione per tutelarla. Non ci dimentichiamo che questa ragazza ha un futuro».

Intanto proseguono le indagini dei Carabinieri di Ancona, coordinate dal comandante provinciale Stefano Caporossi. In attesa dei risultati balistici e dell’esame Stub, i militari stanno passando al setaccio tutta la casa, posta sotto sequestro. Tra i tanti documenti ci sono i computer, cellulari, quaderni della famiglia Giacconi e della figlia. Tutto sotto chiave e oggetto di analisi approfondita per rispondere alla domanda più importante che sta attanagliando gli investigatori: da dove proviene quella pistola con la matricola abrasa? Il 18enne ha detto di averla comprata da un albanese in piazza Cavour, ma una ricostruzione che non convince e tutte le ipotesi sono al vaglio.

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