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I Ris in via Crivelli

I Ris in via Crivelli

Delitto di via Crivelli, in casa nessun segno di lotta

Nessuna cosa fuori posto. Così si è presentata la scena del crimine, al civico 9 di via Crivelli, alle Forze dell'ordine e alle squadre di soccorso. Cosa che cozza con le dichiarazioni dell'imputato 18enne

Una casa perfettamente in ordine. Nessun oggetto fuori posto. A parte le tracce di sangue di Roberta Pierini e Fabio Giacconi, tutto come se nulla fosse successo. Così si è presentato l'appartamento all'ultimo piano della palazzina al civico 9 di via Crivelli, teatro del delitto di via Crivelli che ha portato ai fermi di Antonio Tagliata, 18 anni, e della fidanzata minorenne, figlia delle vittime. Un ordine che cozza con le dichiarazioni di Tagliata. Il giovane ha infatti raccontato di aver sparato per difendersi dall'aggressione di Giacconi, dal quale cercava un chiarimento vista l'opposizione del genitore alla sua relazione con la figlia. Al loro arrivo sulla scena del crimine, i Carabinieri hanno trovato prima il corpo di Roberta Pierini. Riverso a circa 1 metro dall'ingresso, la faccia a terra. La donna era già priva di vita. Freddata da 3 colpi, di cui 2 colpi alla testa. I due cagnolini di casa, poi recuperati dai volontari di un canile anconetano e successivamente affidati a parenti, vegliavano accanto alla 49enne. Fabio Giacconi era ancora cosciente. Seduto sul balcone, con un braccio disteso a reggersi sulla ringhiera. Sanguinava dalla testa e dal torace. Gli occhi aperti a invocare aiuto ai suoi soccorritori. Le sue condizioni, già gravissime, sono peggiorate ulteriormente durante il trasporto in ospedale.

Il tutto mentre Tagliata e la figlia della coppia si erano dati alla fuga. Una relazione, quella dei fidanzatini di Ancona, che i Giacconi avevano tentato di ostacolare. Lui 18enne, lei ancora 15enne. Sempre insieme, in simbiosi dopo nemmeno 5 mesi di storia. Morbosa al punto che i due avevano rinunciato ai loro social network per aprire un profilo facebook unico, dove entrambi postavano e commentavano le loro foto. Fabio Giacconi e sua moglie Roberta Pierini avevano scoperto il passato di Carlo Tagliata, padre di Antonio. Guai con la giustizia. Non potevano accettare che la loro unica figlia frequentasse il figlio di un pregiudicato. Una scoperta fatto lo scorso 28 ottobre quando si rivolsero alla Questura di Ancona dopo che lei non era rientrata a casa. La ragazzina non era scappata. Si era rivolta alla caserma dei carabinieri di Brecce Bianche per infomarsi su come fare per poter vivere a casa del fidanzato. Versione confermata anche da fonti investigative e che contrastano con quanto dichiarato da Tagliata senior: l'intenzione della giovane di denunciare i genitori per maltrattamenti. La convivenza, per altro, era già stata sperimentata da metà settembre fino ai primi di ottobre, dietro consenso dei Giacconi. Poi la scoperta del passato del padre di Antonio e la decisione netta e insindacabile dei coniugi: la figlia non doveva più frequentare quel ragazzo, descritto da molti come un gigante buono e trasformatori in un killer a sangue freddo, capace di stringere nella mano una pistola semi-automatica e scaricare 8 colpi di pistola automatica in pochi secondi. Un’esecuzione per eliminare chi voleva separarlo dalla sua fidanzatina. Un’omicido annunciato un foglietto e due lettere trovate dai Carabinieri in casa Tagliata, forse scritte proprio da Antonio dove annunciava la spedizione per proteggere suo padre perché “aveva paura di morire”, forse nella sua testa unica alternativa a stare per sempre con lei.

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