Delitto di via Crivelli, indagini verso la chiusura: «La 16enne complice del fidanzato»

La Procura minorile si avvia alla chiusura delle indagini sulla 16enne accusata, in concorso con l'ex fidanzato, dell'uccisione di Fabio Giacconi e Roberta Pierini

Il procuratore Capo del Tribunale per i Minori Giovanna Lebboroni

Le indagini sulla sedicenne di Ancona, ex fidanzata di Antonio Tagliata, sono prossime alla chiusura. Il procuratore minorile Giovanna Lebboroni è al lavoro sugli ultimi dettagli dell'indagine in cui, secondo la pubblica accusa, la 16enne è sempre stata considerata in concorso con il duplice delitto. Con ogni probabilità il fascicolo sarà chiuso prima del 7 marzo, data di scadenza della custodia cautelare in carcere disposta sulla giovane, attualmente detenuta a Napoli. Inalterate le accuse: concorso nell'omicidio dei coniugi Fabio Giacconi e Roberta Pierini, aggravato dai rapporti di parentela con le vittime, e porto abusivo della pistola utilizzata da Antonio per fare fuoco. Segno che il quadro indiziario non è mutato nella sostanza. Tra le carte della Procura ci sono anche le intercettazioni ambientali dei colloqui tra Antonio Tagliata e i genitori "catturate" dagli inquirenti alla caserma della Montagnola al momento dell'arresto. Momenti in cui Tagliata ripercorrebbe i momenti del blitz in via Crivelli con lucidità. Senza quindi i successivi blackout della memoria che hanno contraddistinto gli interrogatori. 

Racconto carpito che è finito subito nelle mani degli investigatori e che, di conseguenza, non affievolisce per nulla la posizione della 16enne che, dunque, è sempre stata considerata una complice a tutti gli effetti . Secondo la Procura minorile la minore sapeva dell'arma quando si è vista con l'allora fidanzato, gli ha aperto la porta dell'appartamento di via Crivelli e poi, finita la mattanza, è scappata con lui. Particolare, quest'utlimo, confermato anche dallo stesso Antonio Tagliata in occasione dell'incidente probatorio lo scorso 18 febbraio. Un concorso che la difesa battezza come figlio dell'ignoranza sulla reale pericolosità dell'arma, scambiata inizialmente per un giocattolo, e, successivamente, sulla paura. «Si tratta di un procedimento delicato e in corso, serve massima prudenza e il riserbo è doveroso» si limita a commentare la procuratrice Lebboroni. 

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