Ripe, delitto Taurino: imputato condannato all'ergastolo

Secondo quanto ricostruito dalla pubblica accusa, l'agguato sarebbe stato una vendetta per presunte avance sessuali subite da Suela, vicina di casa della vittima a Ripe. Le difese hanno già annunciato che ricorreranno in Cassazione

Corte Appello Marche

Altro che tragica fatalità. Per la Corte d’Assise d’Appello di Ancona, Luigi Taurino, l’imprenditore di 36 anni ucciso il 20 ottobre 2011 vicino alla sua casa di via Borghetto a Ripe, è stato deliberatamente sgozzato con una rasoiata alla gola. Per questo la giuria popolare ha condannato all’ergastolo Myrteza Arifaj, difeso dagli avvocati Mario e Alessandro Scaloni e ritenuto l'uomo che ha materialmente colpito a morte l’imprenditore con un cutter. Pena pesantissima, soprattutto alla luce della sentenza inflittagli in primo grado nel marzo del 2014. Confermata la pena a 21 anni per Suela Arifaj, 26 anni di origini albanesi, accusata di essere la mandante dell’omicidio e difesa dall’avvocato Moreno Giaccaglia (in foto). Ridimensionata la pena di Marku Jetmir (da 22 a 21 anni di carcere), 27 anni fratello acquisito dei due Arifaj, accusato di aver partecipato all’aggressione e difeso dall’avvocato Felice Franchi

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PREMEDITAZIONE  E DIFESA. Ma come si spiega l'ergastolo? E’ evidente come le toghe abbiano ritenuto fondata la tesi accusatoria da sempre sostenuta dal pm Giovanna Lebboroni e rilanciata questa mattina nella requisitoria del procuratore generale Vincenzo Macrì, per cui Myrteza non solo ha colpito per uccidere ma che ha anche organizzato il raid punitivo. Riconosciuta dunque l’aggravante della premeditazione e respinta la tesi difensiva per cui si moreno giaccaglia-2sarebbe trattato di un omicidio preterintenzionale. «Se avesse voluto uccidere lo avrebbe sgozzato colpendolo all’altezza della carotide senza lasciargli scampo e non vicino alla giugulare - ha detto nella sua arringa l’avvocato Mario Scaloni - Il mio assistito non ha colpito per uccidere e lo testimonia anche la perizia del medico legale». Infatti nelle analisi effettuate dal perito Loredana Buscemi si parla di una ferita “molto più lunga che profonda”, una ferita lunga 14 centimetri, ma che non sarebbe arrivata neppure a toccare i tessuti così detti molli. Dunque quello dell’albanese, sempre secondo la difesa, doveva essere solo uno sfregio per pareggiare il disonore patito dalla sorella. Non voleva uccidere perchè altrimenti avrebbe colpito la carotide, dove il colpo sarebbe stato ancor più fatale. Ma evidentemente i giudici non sono stati convinti. Come non lo è mai stata la parte civile della famiglia Taurino, rappresentata all’avvocato Simone Mancini che, prima che si chiudesse il dibattimento, ha replicato alle considerazioni dell'avvocato Scaloni: «Di tagliagole laureati in medicina non ne ho mai conosciuti». 

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