Omicidio di Sassoferrato, fu Vitaletti ad aggredire Dimasi: c'è un testimone

Una testimonianza che avalla la tesi della difesa, secondo cui sarebbe stato l'insegnante di Sassoferrato a presentarsi con il coltello, aggredendo per primo il muratore 55enne

Il luogo del delitto

Stava percorrendo via Buozzi con la sua Alfa 159 nera quando ha visto il rivale in amore parlare con qualcuno dall’altra parte della strada. Ha ingranato la retromarcia, si è fermato al distributore di benzina TotalErg ed è sceso dalla macchina per aggredire verbalmente lui: Sebastiano Dimasi. Sarebbe dunque stato Alessandro Vitaletti, l’insegnante di Sassoferrato colpito a morte con 24 coltellate, a cercare per primo il contatto con il suo aggressore, Dimasi appunto, recluso nel carcere di Montacuto dal 29 gennaio scorso con l’accusa di omicidio volontario. A confermarlo un testimone oculare, un commerciante, che pochi secondi prima del delitto stava chiacchierando proprio con l’indagato, a due passi dal Bar dello Sport dove il muratore aveva giocato a briscola fino a pochi minuti prima. Ai Carabinieri del Nucleo Investigativo ha raccontato di aver nitidamente visto l’auto della vittima passare in direzione centro per poi tornare indietro. Dalla portiera è spuntato il volto tirato del professore che è sceso e ha cominciato ad insultare Di Masi dirigendosi verso di lui. Poi la colluttazione terminata in tragedia. Una testimonianza che avalla la tesi dell’avvocato Enrico Carmenati del foro di Ancona Enrico Carmenati-2(in foto). Secondo la difesa sarebbe stato Vitaletti a presentarsi con il coltello aggredendo per primo il 55enne. Ne è nata una colluttazione in cui il muratore calabrese sarebbe riuscito a disarmare l’insegnante colpendolo a sua volta in un impeto di rabbia e paura. Se questa ricostruzione trovasse conferma, si spiegherebbe anche la ferita al ginocchio dello stesso Dimasi. Quella che, sempre secondo l’avvocato Carmenati, sarebbe stata inferta dal primo fendente sferrato dalla vittima. 

L'ESAME DEL DNA. Dunque sarebbe stato Vitaletti ad aggredire, ma Dimasi resta accusato di omicidio volontario, mentre gli investigatori attendono ancora i risultati delle analisi sulle tracce ematiche presenti sul cadavere. Se infatti quel sangue posto sotto il microscopio dei Ris di Roma dovesse celare il dna del killer, significherebbe una sola cosa: anche Dimasi è rimasto ferito nella colluttazione e dunque anche Vitaletti avrebbe usato una lama. L’esame, in forma di accertamento unico e irripetibile, diventa così cruciale non solo per il pm Serena Bizzarri, ma anche per l’indagato.

GLI SMS. Ma perché Vitaletti avrebbe dovuto aggredite Dimasi? Anche a questo dovranno rispondere gli inquirenti. Una cosa è certa. Da tempo i due erano ai ferri corti. Entrambi legati ad una donna. Per Dimasi la moglie da cui si stava separando. Per il 48enne l’amore della sua vita. La stessa donna da cui Dimasi si era recato poche ore prima che si consumasse l’omicidio. L’uomo si era presentato sotto casa di lei, voleva vedere i figli e parlarle, ha preso a calci la porta, ha urlato di tutto e se ne è andato. E mentre Dimasi guardava quel matrimonio finire in pezzi, Vitaletti era determinato a difendere la sua recente relazione d’amore, mal digerendo l’ingombrante presenza del 55enne. “Adesso ti sistemo io” e “Non sei capace neppure a badare ai tuoi figli” gli scriveva via sms l’insegnante di italiano che quel giorno, di fronte all’ennesima incursione di Dimasi, forse aveva deciso di affrontare il suo rivale una volta per tutte. 

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