Omicidio di Sassoferrato, isolato il sangue sul corpo di Vitaletti: si indaga sul dna

La difesa, rappresentata dall'avvocato Enrico Carmenati, è al lavoro per dimostrare come non siano contemplabili le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi

Le tracce di sangue sul luogo del delitto

Sono tutt'altro che chiuse le indagini sull’omicidio di Alessandro Vitaletti, l’insegnante di Sassoferrato colpito a morte dalla mano di Sebastiano Dimasi, geloso della relazione sentimentale che, di recente, legava sua moglie alla vittima. Ora gli investigatori, dopo averlo isolato, stanno studiando il sangue presente sul cadavere. Il motivo? Scoprire se in quel fiume sanguigno ci siano tracce ematiche di un’altra persona. Magari proprio di Dimasi. Se infatti quel sangue posto sotto il microscopio del reparto scientifico dei Carabinieri dovesse celare il dna del muratore calabrese, significherebbe una sola cosa: anche Dimasi è rimasto ferito nella colluttazione e dunque anche Vitaletti avrebbe usato una lama, aprendo così un nuovo scenario nella ricostruzione di quei fotogrammi in cui si rivela tutto il delitto. L’esame, in forma di accertamento unico e irripetibile, diventa cruciale non solo per il pm Serena Bizzarri, ma anche per l’indagato, che ha sempre sostenuto di aver reagito ad un’aggressione iniziata dal 48enne. 

Nel frattempo la difesa, rappresentata dall’avvocato Enrico Carmenati è al lavoro per dimostrare come, nell’accusa di omicidio volontario, non siano comunque contemplabili le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi. Nessuna premeditazione, altrimenti Dimasi non avrebbe passato il pomeriggio a giocare a carte in attesa di un appuntamento col destino, alle 17:30 davanti al bar Sport di via Buozzi. Niente futili motivi perché Dimasi ha colpito a morte un altro uomo perché lo vedeva come la causa di un matrimonio andato a pezzi e di un futuro senza l’amore dei propri figli. 

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