Convalidato il fermo, chiesti i domiciliari. L'indagato: «Il coltello era dell'insegnante»

La difesa di Dimasi ha anche chiesto la modifica della misura di custodia cautelare dal carcere agli arresti domiciliari, eventualmente con braccialetto elettronico

L'indagato

Convalidato il fermo di polizia per Sebastiano Dimasi, il muratore di 55 anni che ha ucciso con 24 coltellate il rivale in amore Alessandro Vitaletti, insegnante di lettere di Sassoferrato. Di fronte al Gip di Perugia Livia Brutti e in presenza dell'avvocato Enrico Carmenati, l’indagato per omicidio volontario si è difeso sostenendo che fosse stato il Vitaletti ad aggredire e che il coltello fosse proprio di quest'ultimo. Dimasi si sarebbe solo difeso riuscendo a disarmare il 48enn per poi colpirlo a sua volta. Tanto che l’indagato ha riportato una ferita da taglio sul ginocchio, conseguenza della presunta prima aggressione del professore. Dopo Dimasi se ne sarebbe andato lasciando il coltello sul posto. E allora che fine avrebbe fatto la lama? Avevano entrambi un coltello o ce ne era solo uno? Domande a cui ancora adesso stanno cercando di dare risposte chiare gli inuiqrenti, le cui indagini proseguono serrate.

La difesa di Dimasi ha anche chiesto la modifica della misura di custodia cautelare agli arresti domiciliari, eventualmente con braccialetto elettronico, sostenendo che non ci sarebbe nessuno dei tre elementi a sognero della misura restrittiva in carcere: il pericolo di fuga, pericolo di reiterazione del reato e inquinamento prove. Su questo il giudice si è riservato e deciderà nelle prossime ore, dovendo tener conto del fatto che c’è ancora un’arma del delitto che non si trova. 

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