Delitto di Chiaravalle, l'indagato chatta con la sorella: “Ho fatto una stupidaggine”

Stamattina la difesa ha avanzato la richiesta di scarcerazione dell'indagato al Tribunale del Riesame, in subordine i legali hanno chiesto di modificare la misura di custodia dal carcere agli arresti domiciliari

La casa di Sartini

“Sorella mia non sto tanto bene. Penso di aver fatto una stupidaggine. Ho paura”. E’ la frase choc che si leggerebbe in una conversazione privata su Facebook tra la sorella e il 22enne romeno indagato per l’omicidio di Giancarlo Sartini. Quella conversazione è entrata nelle carte dell’inchiesta per omicidio della Procura di Ancona dopo che il pm Paolo Gubinelli aveva avanzato una rogatoria internazionale chiedendo al colosso americano dei social network la trascrizione della chattata datata 28 dicembre 2014 alle ore 22:49. Dunque il giorno successivo al ritrovamento del cadavere del 53enne. Nella conversazione internet la sorella chiede al 22enne di essere più chiaro. Vuole capire se il fratello si riferisce alla morte sospetta del suo vicino di casa, ma il romeno liquiderebbe tutto invitando la sorella a chiedere chiarimenti alla madre che sapeva tutto. Stralci di una conversazione sospetta. Parole messe nero su bianco mentre stamattina la difesa dell’indagato, rappresentata dagli avvocati Marina Magistrelli e Simeone Sardella, avanzavano la richiesta di scarcerazione del proprio assistito al Tribunale del Riesame. I giudici si sono riservati e forse, nelle prossime ore, se ne potrà sapere di più. Intanto la difesa ha ritenuto che ci fossero tutti i presupposti per chiedere la  libertà e, in subordine, gli arresti domiciliari. In particolare verrebbe meno il pericolo di fuga dell'indagato visto e considerato che è pienamente inserito nel contesto socio-lavorativo italiano.

E quella frase scritta su facebook? Secondo gli avvocati rientrerebbe tutto nella logica con la quale si spiegherebbero anche le intercettazioni telefoniche. L’indagato avrebbe finto di essere coinvolto nell’omicidio per mettere alla prova la fiducia della madre. Un bisogno dettato da un rapporto “difficile” come a volte è naturale tra un 20enne bisognoso di certezze e il suo più importante punto di riferimento: la donna che lo ha messo al mondo. Al punto da nascondere di essere stato con una prostituta per la vergogna, nonostante fosse il suo alibi di ferro. Al punto da lasciar intendere di essere un omicida per osservare la reazione dei suoi familiari.

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Possibile? Quel che è certo è che, ad oggi, l’indagato ha un alibi di ferro perché secondo la perizia del Prof. Cristian Dovidio, Sartini sarebbe morto tra le 21:30 del 26 e le 1:30 del 27 dicembre, con un picco probabilistico tra le 23:02 e le 23:44. L’indagato è scoperto dalle 3:30 in poi, quando la squillo lascia il suo appartamento. Inoltre mancano ancora riscontri scientifici, che però potrebbero arrivare dalle analisi dei Ris

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