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I carabinieri sul luogo del delitto

I carabinieri sul luogo del delitto

Omicidio di Osimo, spuntano due testimoni: il coltello non era in dotazione al veterinario

Oggi è il giorno della convalida e il Gip Carlo Cimini vorrà di certo fargli qualche domanda prima di decidere in merito alla convalida del fermo richiesto dal pm Marco Pucilli

Spuntano due testimoni nelle indagini dell’omicidio di Osimo. Ci sono infatti due persone distinte pronte a giurare di aver visto in quello spiazzale lungo la Chiaravallese una persona la cui descrizione corrisponde a quella di Valerio Andreucci, il 23enne di Ascoli fermato come presunto autore dell'omicidio di Olindo Pinciaroli, il veterinario 53enne di Montelupone trovato morto domenica mattina vicino alla sua ambulanza veterinaria. Uno di questi due testimoni lo avrebbe visto tirare calci a qualcosa accanto al furgone. Quel qualcosa era la vittima? A questo punto troverebbero conferma, almeno in parte, le parole choc proferite dall’indagato che , durante l’interrogatorio tenutosi nella caserma della Compagnia dei carabinieri di Osimo nella notte tra domenica e lunedì, parlò proprio di coltellate e calci ad un corpo morto per rabbia. Ma, stando alla sua prima versione, il tutto sarebbe avvenuto solo dopo essere precedentemente fuggito dall’agguato di una banda di zingari. Sarebbero stati questi presunti assalitori ad uccidere il medico maceratese. Una versione che gli inquirenti ritengono tutt’altro che credibile. Forse perché il secondo testimone ha detto ai carabinieri di aver visto sul luogo del delitto un ragazzo la cui descrizione coincide con i tratti somatici e l'abbigliamento del dell’ascolano sospettato di essere il killer del 54enne veterinario di Montelupone. Un dettaglio non da Marco Pucilli-2poco perché sarebbe l’ennesimo elemento indiziario a sconfessare le parole del giovane istruttore di equitazione. Perché? Semplice. Se fosse davvero fuggito ad un agguato mentre i banditi accoltellavano a morte Pinciaroli, sarebbe stato impossibile per chiunque vederlo da solo in quel punto dove c’è l’ingresso per un campo di addestramento di cani. Nel frattempo Angelucci è recluso nel carcere di Montacuto dove l’altro giorno ha incontrato il suo avvocato Alessandro Angelozzi, che ha fatto sapere come il suo assistito non ricordi nulla. E’ sotto choc. Ma oggi è il giorno della convalida e il Gip Carlo Cimini vorrà di certo fargli qualche domanda prima di decidere in merito alla convalida del fermo richiesto dal pm Marco Pucilli (in foto a sinistra)

L’ARMA DEL DELITTO. In un quadro fatto di menzogne, resoconti che non trovano riscontri concreti, ferite alle mani che ricordano quelle di chi maneggia una lama e il sangue, tanto sangue addosso al primo ed unico sospettato, c’è ora anche il ritrovamento dell’arma del delitto a pesare come un macigno sulle esili spalle di Andreucci. Il grosso coltello da cucina con impugnatura di metallo, trovato sporco di sangue e inviato al Ris di Roma per i rilievi sulle impronte digitali, non faceva parte del kit di soccorso dell'ambulanza veterinaria. Se questo fosse confermato, ci sarebbe da chiedersi perché il cavaliere guidava il furgone con un coltello in tasca? Per rispondere a questa domanda si dovrà far luce sul movente: che motivo avrebbe avuto Valerio Andreucci di uccidere il suo socio Olindo Pinciaroli? Motivi economici? Plausibile, ma non è l’ipotesi più accreditata. Gli investigatori del Nucleo Investigativo di Raffaele Conforti-3Ancona e i carabinieri della Compagnia di Osimo, guidati dal comandante Raffaele Conforti (foto a destra), indagano in quel mondo che accomunava il giovane cavallerizzo con il medico veterinario: l'equitazione. Già, perché se il primo vedeva la sua realizzazione personale nelle gare dei cavalli e nel loro allevamento, il secondo aveva fiutato l'affare in un maneggio ad Osimo in cui avrebbe presto investito e che, guarda caso, aveva visitato proprio la mattina dell'omicidio. Chissà che non siano nati proprio in quell'ambiente i "contrasti" di cui ha fatto cenno il Procuratore Capo di Ancona Elisabetta Melotti. Ruggine che potrebbe essere degenerata in tragedia. 

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