Omicidio di Osimo, la frase choc: «Sono tornato e gli ho dato due coltellate da morto»

Non un confessione perché l'indagato ha sempre negato di aver ucciso, ma sufficienti per farlo scivolare dalla posizione di persona informata sui fatti a quella di indagato per omicidio volontario

I carabinieri sul luogo del delitto di Osimo

«Sono tornato indietro e gli ho dato due coltellate da morto e due calci». E’ la frase choc di Valerio Andreucci, il 23enne di Ascoli fermato dal pm Marco Pucilli come presunto autore dell'omicidio di Olindo Pinciaroli, il veterinario 53enne di Montelupone trovato morto domenica mattina vicino alla sua ambulanza veterinaria, ferma in uno spiazzo della strada Chiaravallese ad Osimo. Non una confessione perché l’indagato ha sempre negato di aver ucciso, ma sufficiente per farlo scivolare dalla posizione di persona informata sui fatti a quella di indagato per omicidio volontario. Parole che stonano con il resto della sua versione, di per sé stramba, e proferite sul finire dell’interrogatorio tenutosi nella caserma dei Carabinieri di Osimo, tra la mezzanotte e le prime ore di lunedì mattina. Per quella dichiarazione il giovane, di fronte ad una richiesta di chiarimento del magistrato, ha dato una spiegazione: ha parlato di una reazione emotiva, di un sentimento misto tra rabbia e sconforto che lo avrebbe pervaso dopo la morte del suo datore di lavoro. Un capovolgimento di fronte arrivato alla fine dell’interrogatorio che, fino a quel momento, aveva visto la conferma della tesi dell’agguato messo in atto da parte di 4 banditi, già raccontata nel pomeriggio di domenica ai militari. Gli stessi che però non danno credito a quella ricostruzione, lacunosa e senza un minimo riscontro. Ammesso che un commando di "zingari", come riferito dal giovane cavaliere, avesse assalito il camion di Pinciaroli speronandolo in pieno giorno, possibile che non ci siano segni di frenate sull'asfalto? Possibile che il camion Renault non abbia danni sulle fiancate? Nulla, neppure un'ammaccatura. E allora proseguono le indagini a tutto campo dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Ancona e della Compagnia di Osimo, con l'intento di fare luce su quelle due ore di buio intercorse tra la prima telefonata fatta dal 23enne alla madre e il momento del suo ritrovamento da parte degli inquirenti.

Mentre la posizione del giovane ascolano si fa sempre più precaria perché, se da un lato quella rivelazione agghiacciante viene archiviata nel fascicolo dell'inverosimile, è pur vero che si allinea con quelle ore di racconto fatto di contraddizioni, frasi annacquate, dettagli rivelati e poi rinnegati. E poi il sangue che aveva addosso al momento del ritrovamento. Troppo secondo gli investigatori. Non portano neppure quei tagli alle mani che poco si concilierebbero con le ferite di chi sarebbe stato raggiunto da presunti aggressori intenti ad uccidere. Le indagini proseguono serrate. Soprattuto per rispondere alla domanda che svelerebbe il movente: che motivo avrebbe avuto Valerio Andreucci di uccidere il suo socio Olindo Pinciaroli? Motivi economici? Plausibile, ma non è l’ipotesi più accreditata. Forse sarà più facile trovare risposte in quel mondo che accomunava il giovane cavallerizzo con il medico veterinario: l'equitazione. Già, perché se il primo vedeva la sua realizzazione personale nelle gare dei cavalli e nel loro allevamento, il secondo aveva fiutato l'affare in un maneggio ad Osimo in cui avrebbe presto investito e che, guarda caso, aveva visitato proprio la mattina dell'omicidio. Chissà che non siano nati proprio in quell'ambiente i "contrasti" di cui ha fatto cenno il Procuratore Capo di Ancona Elisabetta Melotti. Ruggine che potrebbe essere degenerata in tragedia. 

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