Omicidio, nessun raptus: il papà ha meditato di uccidere il figlio durante un pomeriggio in famiglia

Solo dopo che il piccolo aveva esalato l’ultimo respiro, il 25enne ha chiamato i parenti presenti dentro casa sua, parlando di un incidente con la macchina mentre faceva manovra

L'arrivo dei caarbinieri

C’era tutta la famiglia in casa quando ha iniziato ad estraniarsi, fino alle 19 circa quando, ad un tratto, Besart Imeri ha deciso di prendere per mano suo figlio di 5 anni per andare a fare una passeggiata. Pochi metri per arrivare alla Toyota Yaris parcheggiata in via Bartolini, dove ha posto il piccolo sui sedili posteriori. Poi lo ha afferrato al collo e ha stretto fino ad ucciderlo. Nessun capriccio del bambino che potesse provocare una reazione. Nessun fatto che potesse anche solo lontanamente spiegare, per quanto possibile, un tale omicidio. E’ morto così il piccolo Hamid: per una “sentenza” silente del giovane papà che già in casa aveva meditato di mettere fine alla vita del suo primo genito. E' emerso questo nella caserma dei carabinieri di Cupramontana dove il 25enne di origini macedoni è stato ascoltato a sommarie informazioni fino alle 3 di notte dagli investigatori del Nucleo Investigativo e dal pm anconetano Valentina Bavai che, alla luce di quanto raccontato proprio da Imeri, lo accusa di omicidio volontario aggravato dal legame di parentela. Ha parlato il papà killer, almeno fino a quando non è arrivato l'avvocato Raffaele Sebastianelli.

Video: la voce di un paese sconvolto

Dunque la Procura di Ancona non contesta all’indagato la premeditazione, per la quale sarebbe necessaria una più lunga pianificazione del piano delittuoso, ma rimane convinta, questo sì, che non si sia trattato di un delitto di impeto. Anzi, l'infanticidio sarebbe stato pianificato. Il bimbo sarebbe stato strangolato per un’idea fattasi largo in una mente, quella di Besart Imeri, che negli ultimi mesi aveva vacillato. L’uomo infatti non avrebbe mai chiesto aiuto ai Servizi Sociali del comune di Cupramontana, dove la famiglia si era trasferita di recente da San Paolo di Jesi, ma da qualche settimana aveva avuto colloqui con uno psichiatra per un malessere interiore che non lo faceva dormire. Soprattutto dopo aver perso il lavoro da carpentiere, fondamentale per mantenere i bambini e la moglie in attesa del terzo figlio. 

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Dopo il delitto

Solo dopo che il piccolo aveva esalato l’ultimo respiro, il 25enne ha chiamato i parenti presenti dentro casa sua, al civico 17 di via Bonanni, in particolare il padre e suo fratello, rispettivamente nonno e zio della vittima. Ha detto loro di averlo colpito per sbaglio con la macchina. Tanto che i militi della Croce Verde di Cupramontana e il medico del 118 si sono mossi in codice rosso convinti di arrivare su luogo di un incidente stradale. Ma nel frattempo Hamid era stato portato dentro casa dove i soccorritori hanno tentato un’ora di massaggio cardiaco senza riuscire a far ripartire il cuore del piccolo. Ed è anche per fugare ogni dubbio su un possibile incidente che gli inquirenti già giovedì notte hanno passato al setaccio l’auto della famiglia macedone prima di metterla sotto sequestro. Sull’auto non ci sarebbero apparenti segni di urto. E' ancora tutto al vaglio della magistratura, ma ormai non ci sono dubbi su una tragedia che ha distrutto una famiglia e sta provando un'intera comunità. 

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