Emma, dai sospetti sul marito alla svolta del vicino: merito di un testimone chiave

Un testimone ha collocato il presunto killer di Emma Grilli davanti al portone all'orario del delitto mentre lui si era detto fuori per delle commissioni

Maurizio Marinangeli, prensunto omicida dell'85enne chiaravallese Emma Grilli, era ossessionato dai soldi che spendeva per il gioco ma anche per prostitute. Il suo regime di finanza amministrata da terzi per ordine del Tribunale di Ancona prevedeva pochi margini di manovra: un centinaio di euro alla settimana che il tutore – il fratello del 57enne – rendicontava su un apposito registro con grande scrupolo. Ogni fine settimana Marinangeli si doveva presentare dal parente, per altro suo datore di lavoro al pub, con gli scontrini e, se avanzavano, il resto dei soldi non spesi. Il problema è che il denaro finiva già poche ore dopo l'erogazione. A quel punto Marinangeli faceva di tutto per arrivare all'appuntamento con il fratello con i conti in ordine. Aveva il terrore che gli venissero tolti anche quei 100 euro settimanali e per evitare questa possibilità chiedeva prestiti su prestiti. È in questo quadro che, nella versione dei carabinieri del Reparto Operativo, sarebbe arrivato l'incontro con Emma Grilli. Secondo gli inquirenti Marinangeli quella mattina non aveva soldi. Aveva fretta di recuperarli per saldare qualche debito contratto nei giorni precedenti. Non sapendo come fare ha pensato di andare a bussare alla vicina di casa che, conoscendolo, gli ha aperto e lo ha fatto entrare. Può essere bastato un diniego per scatenare una reazione così sanguinaria? Gli investigatori credono ci sia stato qualcosa in più, legato al rischio che il suo vizio del gioco potesse essere scoperto dal fratello-tutore.

L'indagine sembrava partita tutta in salita dopo i primi sospetti sul marito frantumati da un alibi di ferro e dai successivi riscontri. Ma cosa ha portato i carabinieri sulla pista giusta? Gli orari sono stati fondamentali. Emma alle 9.44 ha telefonato al marito Alfio Vichi. Per avvertire il marito, uscito nel frattempo, che era tornata a casa dopo essere stata in ospedale a prendere delle analisi. Le ultime parole che si sono scambiati i due coniugi. Alfio è tornato un'ora dopo e ha trovato la moglie morta. Agli occhi dei primi carabinieri che sono entrati in casa la scena è apparsa parecchio anomala. La casa era in disordine ma non quel soqquadro confuso che ci si può immaginare dopo un furto. Erano aperti un paio di cassetti, qualche portagioie era fuori posto. Poco altro. Non c'era effrazione sulla porta. Così soft da far pensare a una simulazione per indurre a pensare a una rapina. Per questo i primi sospetti sono stati per Vichi. Tolto lui ci si è orientati su persone comunque di conoscenza. Una stretta cerchia che ha compreso anche i vicini. Il racconto di Marinangeli, ascoltato come altri come persona informata sui fatti, presenteva diverse lacune. Un altro vicino ha detto di averlo visto tra le 10 e le 11 vicino al portone di casa. Il sospetto ha iniziato a prendere consistenza ed è diventato inossidabile con le immagini delle telecamere del compro oro di Falconara che hanno immortalato Marinangeli alle 11.15 mentre scambiava, con tanto di documento annotato sul registro dell'esercizio, gli ori di Emma per 400 euro. L'uomo, rinchiuso a Montacuto in custodia cautelare, non ha ammesso le accuse e si è chiuso nel silenzio. La madre, avvertita dai carabinieri di Chiaravalle, avrebbe reagito scaricando il figlio. Il fratello si è messo invece in contatto con l'avvocato Maurizio Incontri, nominato d'ufficio. Il legale, se confermato dalla famiglia, potrebbe incontrare in carcere il suo assistito già nei prossimi giorni. 

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