«Andiamo a fare una passeggiata», poi lo strangolamento: il papà confessa

Le prime ammissioni e poi il silenzio. Restano ancora da chiarire alcune aspetti ma per gli investigatori non ci sono dubbi sull'accusa di omicidio volontario

Besart Imeri voleva fare una passeggiata con il figlio Hamid. Sono usciti dalla casa al civico 17 di via Bonanni, sono saliti in auto, la Toyota Yaris parcheggiata poco distante in via Bartolini. Proprio lì, sul sedile posteriore, sarebbe stato commesso il delitto. Ora l'uomo, macedone, 25 anni ancora da compiere, padre di un altro figlio più piccolo e in attesa di un terzo pargolo, ex saldatore ore disoccupato e con alle spalle problemi psichici, si trova in carcere a Montacuto con l'accusa di omicidio volontario aggravato dai legami di parentela. Secondo la ricostruzione della Procura di Ancona, pur senza premeditazione, ha strangolato il figlio a mani nude per poi rientrare in casa. L'uomo, incalzato fino alle 3 di notte dal pm Valentina Bavai all'interno della caserma dei carabinieri di Cupramontana ha risposto alle domande, confermando sostanzialmente quanto ipotizzato da subito dagli inquirenti. Gil investigatori del Nucleo Investigativo dell'Arma, coaudiuvati dai carabinieri di Fabriano e di Cupramontana proseguono comunque il loro lavoro per chiarire altri aspetti. Chi ha portato Hamid, in arresto cardiaco, dall'auto all'abitazione dove poi è stato soccorso da 118 e Croce Verde di Cupramontana? Chi ha chiamato i soccorsi? Bersat Imeri, all'arrivo dei soccorritori, era in casa. Con lui, anche il resto della famiglia. Compresa la moglie – che in stato avanzato di gravidanza ha avuto un malore ed è stata portata all'ospedale di Jesi – e il padre. 

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VIDEO - IL PM CONTROLLA L'AUTO DEL PADRE

L'uomo è difeso dall'avvocato Raffaele Sebastianelli. Il legale, nominato d'ufficio, è arrivato attorno alle 5 del mattino per la compilazione del verbale. Imeri, dopo le prime dichiarazioni come persona informata sui fatti, si è chiuso nel silenzio avvalendosi della facoltà di non rispondere. «Una vicenda piuttosto seria e grave ma al momento è difficile dire cosa sia successo – ha detto l'avvocato - Tutte le ricostruzioni degli eventi le ho sapute tramite gli organi di informazione. È un enigma. Un fulmine a ciel sereno. Potremo sapere qualcosa in più quando ci sarà l'interrogatorio di garanzia davanti al gip. Andrò in carcere a trovarlo e ci parlerò». Il pm Bavai sta lavorando sulla richiesta di convalida della custodia cautelare in carcere e, entro le prossime 48 ore, disporrà l'autopsia sul corpicino di Hamid. 

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