Massacrò il nonno a martellate, condannato

«Mi spiace solo di non averlo ammazzato». Disse così al pm che lo stava interrogando nelle ore successive all'aggressione che poi, mesi dopo, portò al decesso della vittima

Il detenuto accompagnato fuori dal tribunale

«Mi spiace solo di non averlo ammazzato». Disse così al pm che lo stava interrogando nelle ore successive ai fatti Mattia Morganti, il 35enne di Corinaldo che l’11 novembre 2015 massacrò a colpi di martello il nonno, rimasto in coma per mesi e poi morto a giugno. Parole pesanti che contribuirono a convincere il pm Irene Bilotta (in foto) di come quell’efferato omicidio andasse punito con il massimo della pena: l’ergastolo. La pena chiesta in udienza dalla pubblica accusa per la morte di Giuseppe Manoni, di 74 anni. Il motivo del delitto? Il nonno non voleva più fargli presiti e aveva detto a tutti in paese di non assecondare le richieste di denaro del nipote. Ammazzato dunque non solo per futili motivi ma dopo aver premeditato il tutto. Due aggravanti, premeditazione e futili motivi, escluse dal giudice. Resta invece la crudeltà. Per questo oggi è arrivata la sentenza di primo grado con rito Procuratore capo Irene Bilottaabbreviato del Gup Francesca Zagoreo: 14 anni di reclusione

LA PERIZIA. Ce ne sono state più di una, ma alla fine quella che ha convinto il giudice, che resta peritus peritorum, è l’analisi che vuole Mattia Morganti semi incapace di intendere e di volere a causa di un disturbo di carattere paranoico. Tanto che l'uomo resta recluso nel REMS, prima di andare in carcere. Ci sarebbe forse questa forma di patologia mentale alla base di quella dichiarazione rilasciata con assoluta freddezza agli inquirenti, poco dopo aver lasciato il nonno a terra, agonizzante, in una pozza di sangue. 

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