Cronaca Cerreto d'Esi

«Mi ha uccisa perché il braccialetto non ha funzionato. Come pensavano di difendermi?». La lettera di Titti

Ad un mese dalla morte di Concetta Marruocco è stata pubblicata una lettera come se a scriverla fosse stata la vittima, uccisa dal marito Franco Panariello con 39 coltellate. Una pagina Facebook porta il suo nome per aiutare altre donne

ANCONA - Si chiama “No alla violenza sulle donne - Titti Marruocco” e porta il nome di Concetta, detta Titti, una pagina Facebook creata il 23 ottobre scorso. Una pagina per non dimenticare il delitto della donna, avvenuto il 14 ottobre, a Cerreto d’Esi. Concetta è stata uccisa dal marito Franco Panariello, dal quale si stava separando, con 39 coltellate. Ad un mese dalla morte è stata pubblicata una lettera in prima persona, come se fosse stata scritta da Concetta stessa. Le sue parole per dare coraggio ad altre donne a denunciare e a fare leggi più severe usando il suo nome. Sotto casa sua intanto è stata messa una panchina rossa, simbolo della lotta alla violenza di genere ed diventata “Piazzale Titti Marruocco”. Ecco la lettera intera. 

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La lettera

«Ciao, mi chiamo Titti Marruocco ed oggi è un mese che non ci sono più. Che non posso più stare insieme a voi, lo ha deciso un essere oscuro che nel profondo della notte tra il 13 e il 14 ottobre, mi ha assalito mentre dormivo tranquilla nel mio letto e colpita con 39 interminabili fendenti. Ho provato a difendermi, nonostante fossi stata colta così di sorpresa mentre dormivo, ma la sua mano sulla bocca mi impediva di respirare e i colpi che sferrava erano davvero tanti per essere evitati. L'adrenalina mi ha protetto dal dolore fisico, ma la paura...quella è stata tanto tanto tanto forte. Io quella sera ero andata a letto come tutti fanno, avevo già tirato le somme della giornata e programmato quella che sarebbe dovuta arrivare. Il giorno seguente avrei avuto, come tutti i giorni trascorsi, tante cose da rimettere a posto. Una cosa per volta, come mi ripetevo sempre ogni volta che sentivo addosso il gravoso peso delle responsabilità. Si, perché sai, da quando sono uscita da quella comunità protetta, dopo la denuncia al mio ex per maltrattamenti, avevo tanta voglia di riprendere in mano la mia vita, ricominciare a vivere senza più paura, umiliazioni, privazioni e lividi.  Avevo preso un po' di aspettativa dal mio lavoro di infermiera per prendermi cura di me stessa, dei miei figli, dei miei cani, dei mie gatti e stavo sistemando la mia casa. Proprio quel pomeriggio avevo iniziato a badare al giardino, chiamai una persona per tagliare le siepi e mio figlio Noè gli diede una mano.

Mi ero messa a dieta, comprato qualche vestito nuovo e il sabato sera andavo al cinema con mia sorella. Nulla di chissà quanto dispendioso e particolare, eppure mi piaceva così tanto! Mi faceva realizzare di essere finalmente uscita da quel cerchio di fuoco, dimenticavo per un attimo tutte le preoccupazioni e le paure. Ed è così che quella sera mi sono addormentata, soddisfatta di tutto quello che stavo riconquistando e, come facevo ogni sera prima di dormire, ho rivolto una preghiera alla madonnina per chiederle ancora un po' di forza. Noè era nella sua cameretta a comporre le basi per le sue canzoni, mentre Antonio si trovava al compleanno di un amico fuori paese. Misi la testa sul cuscino e mi girai di fianco, poi mi dissi buonanotte Titti. All' improvviso una mano sulla bocca che mi impedisce di respirare, spinge così forte che sento il naso piegarsi fino a rompersi, poi le fitte al fianco... è un incubo! Quell' ombra che mi stava colpendo era però così reale, tutti quei colpi io li sentivo davvero. La concretezza di quello che stava accadendo iniziò a farsi tremendamente reale. Capii che non era affatto un brutto sogno. Alle 3.30, ho poi saputo, perchè non ebbi il tempo di guardare l' orologio, quel diavolo mi è saltato addosso e mentre ancora un po' dormivo, mi ha fatto tanto male, più di quanto me ne avesse già fatto in passato.

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A nulla è servito il braccialetto elettronico che gli era stato applicato per impedirgli di avvicinarsi a me...avesse almeno funzionato, sentendone l' allarme mi sarei svegliata e quantomeno messa al riparo. Duecento metri la distanza necessaria affinché l' allarme scattasse, davvero inutili dato che a quell' ora, la centrale operativa dei carabinieri più vicina si trova a 12 km. Mi sto ancora chiedendo in che modo hanno  pensato di potermi difendere, seppur avesse funzionato quel braccialetto, nessuno sarebbe riuscito a darmi aiuto quando lui, il mostro, era già molto vicino, a soli o meno di 200 metri. La sua maledetta mano impugnava un coltello da macellaio che correva a gran velocità e ripetutamente verso il mio addome, ho provato ad ostacolarlo con le braccia, ma lui colpiva sempre, qualunque cosa ci fosse davanti. Ha continuato a colpirmi ancora nonostante non ce ne fosse il bisogno, ben 39 volte mi hanno detto. Sentivo la mia pancia cedere sotto ogni affondo, non riuscivo nemmeno più a contrarre l' addome. Ho visto le mie braccia perdere un pezzo dietro l' altro, mentre sulla mia gamba sentivo divaricarsi un profondo taglio lungo dall' inguine al ginocchio. Poi ho avvertito diffondersi ovunque un liquido caldo, l' ho sentito scorrere fino ai miei piedi. Quel calore, avvolgente, mi ha in qualche modo tenuto compagnia fino all' ultimo attimo. Io comunque, ho lottato contro di lui e alla fine l'ho sconfitto. Per vincerlo ho pagato il prezzo della mia stessa vita, ma ho rinchiuso quel male facendo si che non possa più nuocere a nessun' altro. Quell' essere malvagio è adesso esiliato e il suo destino sarà tragico, mentre io mi trovo qui al mio posto di sempre. Qui si sta così bene, ho ritrovato i miei genitori e i miei zii, gli altri angeli sono così meravigliosi. Giochiamo insieme, ci confidiamo, ci aiutiamo e ci raccontiamo delle nostre scappatine sulla terra. Le faccio spesso, il tempo a disposizione si sa è poco, ma io in quell' attimo fatto di pochi secondi, riesco ad avvicinare chi amo e fargli una carezza. Anche da quassù tengo sempre lo sguardo sui miei cari, sui miei amici e su tutte quelle persone a cui voglio bene e che mi hanno voluta bene. Oltre a loro, trovo in qualche modo sempre il tempo di aiutare chi ne ha bisogno, magari donne che come me hanno avuto la sfortuna di incontrare la persona sbagliata, uomini se così possiamo chiamarli, senza palle. Poveracci che se la prendono solo con chi è più debole perchè il coraggio di prendersela con chi è più forte non ce l' hanno. 

Dico io, ma se proprio avete questo irrefrenabile bisogno di violenza perchè non ve la prendete con chi è più forte di voi se non con voi stessi? Perchè siete senza palle e per dimostrarci il contrario dovete iniziare oggi stesso a cambiare. La donna che avete, o avrete accanto, dovete trattarla bene, punto e basta. Altrimenti dico, state da soli. Se e quando riuscirete a capire come si ama, allora potrete riprovarci. Riguardo a voi amiche mie e vittime della stessa sfortuna, difendetevi sempre da chi vi fa del male. Se doveste capire di non riuscirci da sole, pretendete aiuto. Denunciate, circondatevi dei vostri cari o di chi può darvi aiuto e protezione, mettetevi in sicurezza e combattete la lotta per la libertà. Vi prego, siate serene, ma sempre vigili, attente e mai superficiali, almeno durante la lotta. Sentite il mio abbraccio e ricevete la mia forza, che possa crescere esponenzialmente in ognuna di voi. Portate avanti la mia storia, qui non ci sono leggi sulla privacy, potete usare il mio nome quante volte volete, ma fate in modo che il mio sacrificio serva a fermare la violenza. Usate il mio nome per chiedere leggi più efficaci. Usatelo per pretendere protezione. Usatelo per sensibilizzare. Usatelo per insegnare. Usatelo per spiegare cos'è l' amore. Usatelo per far capire quanto è brutto il dolore. Un abbraccio e a presto, la vostra Titti».

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