Uccise un avvocato, il killer tradito dai social e arrestato: il cerchio si chiude dopo 20 anni

Arrestato in Ucraina uno dei killer dell'avvocato Antonio Colacioppo, era inserito tra i latitanti più pericolosi. Viveva come un fantasma, ma non è bastato

Iurie Cegolea

Il cerchio si è chiuso dopo 20 anni su un autobus che aveva appena varcato il confine tra Moldavia e Ucraina. A bordo c’era Iurie Cegolea, inserito nella lista dei 100 latitanti più pericolosi e che per la giustizia italiana è uno dei killer dell’avvocato Antonio Colacioppo, ucciso con 17 coltellate nel suo studio di Ascoli nel 1999. Lo scorso 12 gennaio i poliziotti, tra i quali gli agenti della squadra Mobile di Ancona che nel maggio del 2016 catturarono in Portogallo Filippo De Cristofaro, lo hanno arrestato dopo una latitanza di ben 17 anni. Cegolea, condannato in via definitiva nel 2004 a 30 anni di reclusione, è stato estradato in Italia ed è atterrato nel pomeriggio a Fiumicino (GUARDA IL VIDEO). Ora si trova nel carcere romano di Rebibbia dove dovrà scontare i restanti 24 anni di carcere

La condanna

Nel 2004 la cassazione confermò la condanna con cui la Corte d’Assise d’Appello aveva ribaltato la sentenza di assoluzione in primo grado sia per Cegolea che per le altre due persone coinvolte nel delitto: l’ex moglie di Colacioppo, Angela Biriukova e il complice Valeri Lukin. Dopo la sentenza della Suprema Corte, la Biriukova e Lukin (irreperibili dopo l’assoluzione) furono rintracciati e arrestati nel 2006 a Odessa, in Ucraina. Riportati in Italia, stanno tuttora scontando la pena rispettivamente a Perugia e all’Isola D’Elba. Mancava all’appello il terzo condannato, quello che per i giudici, insieme a Lukin, uccise Colacioppo su commissione della moglie. 

Tradito dai social 

Cegolea si era rifatto una vita a Chișinău, in Moldavia. Lavorava saltuariamente, si era risposato e in tutti questi anni è stato ben attento a non attirare su di sé i sospetti delle forze dell’ordine locali. Aveva acquisito una serie di abitudini, come quella di accompagnare ogni mattina sua figlia a scuola o l’uso di quei social network che alla fine l’hanno tradito. Le indagini da parte del Servizo Centrale Operativo della Polizia di Stato (SCO), dalla Squadra Mobile di Ancona coordinata da Carlo Pinto e quella di Ascoli Piceno guidata da Patrizia Peroni sono andate avanti con il supporto del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia e il coordinamento della Procura Generale di Ancona. Gli investigatori hanno seguito le tracce che il latitante aveva inconsapevolmente lasciato via web. Aveva infatti creato diversi profili fittizi sulle piattaforme e sui più comuni social network e per allontanare il rischio di essere rintracciato era arrivato addirittura a scrivere e comunicare in cirillico. Non è bastato: «Quando si creano profili falsi si lascia sempre una traccia reale» ha spiegato in conferenza stampa il vicequestore Giuseppe Testai, dirigente dello SCO. Cogolea ci aveva messo ingenuamente anche del suo, postando fotografie di luoghi e amicizie che hanno permesso agli investigatori di risalire alla piazza della città in cui viveva.

 

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Arrestato sull'autobus

Cegolea è stato rintracciato dopo aver varcato il confine tra Moldavia e Ucraina, a bordo di un autobus. Non ha detto nulla al momento dell’arresto. «Questa cattura ha sancito due princìpi fondamentali- ha commentato il questore Claudio Cracovia- il primo è che la giustizia arriva sempre e colpisce chi lo merita, l’altro è che chi cerca i colpevoli prima o poi li trova». Soddisfatto anche il Procuratore Generale Sergio Sottani: «Era tra i latitanti più pericolosi e nonostante il passare del tempo la Giustizia riesce sempre a eseguire le sentenze, l’attività della polizia cerca di dare risposte alle esigenze di giustizia della collettività».  
 

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