Via Ragusa, ex scuola occupata: "Noi da qui non ce ne andiamo"

"Non si abita dentro una graduatoria". E' questo il grido di rabbia che ieri mattina ha portato una cinquantina di persone ad accamparsi dentro la ex scuola Regina Margherita di via Ragusa, nel quartiere del Piano

Hanno deciso di occupare la ex scuola Regina Margherita perchè hanno bisogno di una casa. “Non si abita dentro una graduatoria”. E' questo il grido di rabbia che ieri mattina ha portato una 50ina di persone ad accamparsi dentro la struttura abbandonata di via Ragusa, nel quartiere Piano. Ci sono alcuni italiani, ma per la maggior parte sono stranieri, tutti rifugiati politici. Tra loro anche delle famiglie con dei bambini piccoli. Domenica mattina il gruppo si è radunato davanti al cancelletto che dà sul retro della scuola. Da lì sono entrati. Il gruppo era coordinato da esponenti di diverse associazioni che hanno seguito  l'azione di protesta. Presenti anche i consiglieri comunali Francesco Rubini (Sel) e Stefano Crispiani (Sel). “Noi da qui non ce ne andiamo” ha detto Silvana Pazzagli (Ancona Bene Comune), una delle coordinatrici dell'occupazione, che comunque è avvenuta in modo civile, sotto gli occhi vigili dei carabinieri.

CONFERENZA STAMPA. Nel corso della mattinata, mentre gli occupanti si sistemavano, la Pazzagli ha spiegato le motivazioni della protesta: “Dopo una mobilitazione di circa due mesi, sull'onda dell'emergenza abitativa abbiamo avuto la necessità fisiologica di trovare un luogo abbandonato per restituirlo alla città. In questo modo facciamo si che molte persone non debbano più stare in strada ma possano avere un luogo dopo poter vivere dignitosamente” ha detto la Pazzagli. A fare da portavoce ai migranti Adam, 36 anni della Costa D'Avorio, che dopo aver passato gli ultimi due anni in strada, ieri si è sfogato: “Abbiamo chiesto un posto dove andare ma non abbiamo mai ottenuto una soluzione. Abbiamo il Tetto per tutti e la Tenda di Abramo ma puoi stare poche notti e poi devi andare via. Noi vogliamo dormire come dormono tutti. Non siamo bestie, siamo uomini”.

TESTIMONIANZE. Uomini, mamme, bambini. Ognuno con una storia diversa ma uniti nella disperazione di chi non ha un tetto. Ci sono persone come V. T., 32 anni dell'Indonesia, sposata con un algerino di 36 anni. Fino a ieri vivevano in un appartamento con il loro bambino di 20 mesi, a 500 euro al mese. Poi lui ha perso il lavoro e non sono più riusciti a pagare l'affitto fino a quando la proprietaria della casa non li ha allontanati. Poi ci sono storie come I. A., 50 anni della Romania: Io sono qui da 13 anni. Ho lavorato, ho pagato le tasse, ho pagato i contribuiti, poi 4 anni fa ho perso il lavoro. Facevo il muratore piastrellista e lavoravo a Pescara dove avevo anche una ditta di 6 persone. Facevo l'imprenditore”. Ci sono anche donne come A. H. Lei viene dalla Somalia. E' dovuta fuggire dalla guerra per tentare di dare un futuro alla sua bimba di 3 anni e 10 mesi.

AMMINISTRAZIONE. Gli organizzatori puntano il dito contro l'amministrazione che, a detta loro, ha fatto orecchie da mercante in queste settimane di mobilitazione. “L'assessore Capogrossi non ci ha nemmeno degnato di un saluto all'incontro successivo a quando siamo andati in comune il 18 dicembre scorso” ha detto la Pazzagli. Va detto che forse occupare un alloggio in disuso non sia la soluzione anche perchè ci sono delle regole che valgono per tutti. A questo ha risposto Loretta Boni (Pdci Ancona): “Le graduatorie sono per appartamenti che scadono a giugno 2014 e fino a quel momento non si muove nulla. L'assessore Urbinati ha detto che si stanno costruendo 300 appartamenti, ma ci sono 3mila richieste”. Fatto sta che lunedì sarà il momento in cui l'occupazione della scuola Regina Margherita arriverà sul tavolo della Giunta, che cercherà una soluzione per questo caso.

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RESIDENTI. Non tutti hanno condiviso questo modo di agire, tanto che una signora che vive in quella via ha protestato con gli occupanti. “Io ho una bambina di 14 anni che deve andare a scuola passando di qui. Voi sareste tranquilli con una situazione del genere? Parlano di civiltà ma occupano posti che non sono loro” ha detto la donna.

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