Nutella sceglie un'attrice anconetana: Veronica Baleani è il nuovo volto dello spot

Dai set pubblicitari agli studi cinematografici internazionali, fino ai palchi dei teatri più importanti: non ci sono limiti per l'attrice che lavora duramente ma senza distaccarsi mai troppo dalle sue origini

Veronica Baleani

E' anconetano il volto dello spot Nutella b-ready che ha fatto capolino da qualche giorno sui piccoli schermi di tutta Italia. L'attrice Veronica Baleani è stata scelta dal brand per interpretare un rigido capoufficio che si scioglie solo difronte alla dolcezza del cioccolato. Ma, oltre allo snack c'è di più. Veronica, grandi occhi azzurri e capelli corti biondi, è un'attrice determinata e poliedrica, con esperienze sul set e in teatro, che ama cambiare, sperimentare, ma senza mai perdere d'occhio l'obiettivo ultimo: realizzarsi come donna e come attrice. Ecco cosa ci ha raccontato del suo cammino fino a qui.

Che tipo di riscontro ha avuto fino ad ora dal pubblico dopo la pubblictà? Che dicono i suoi amici e parenti quando la vedono?

Partecipando ad uno spot  il riscontro col pubblico è immediato e diretto, sai subito se funzioni o se non funzioni, ma che tu sia o meno il protagonista non hai gran modo di sapere come va, dovrei conoscere le statistiche di vendita della b-ready dall’uscita dello spot e fare il confronto con prima. Naturalmente con amici e conoscenti è tutta un'altra storia, alcuni ti riconoscono subito, altri pensano di avere una svista e non ne sono sicuri fino a che qualcuno non glielo conferma, ma il loro riscontro è sempre piacevole. Poi c’è mia nonna, adorabile, che compra il prodotto al supermercato e indicandolo dice a passanti e cassiere che lo compra perché sua nipote è quella della pubblicità, descrivendomi minuziosamente.

Qual è l'iter per fare una pubblicità? Chi sceglie e quali sono i criteri di selezione?

L’iter di un attore è sempre lo stesso. Fare un provino di fronte ad un casting che visiona scrupolosamente e poi seleziona insieme a regista e produzione. Ci sono tanti criteri ma a volte, specie negli spot, è una specie di roulette russa. Non puoi mai sapere qual è l’immaginario esatto, perciò non bisogna mai farsi trovare impreparati. Quel giorno potresti essere dell’umore giusto, avere il volto giusto, nel momento giusto, nel posto giusto e per questo motivo non deve mancare una solida preparazione. La sfida è essere perfetto per l’immaginario di chi sceglie e al contempo molto preparato.

Questo è solo l'ultimo dei suoi progetti da attrice. Ha fatto lavori ben più importanti a teatro e al cinema. Qual è il progetto che l'ha resa più orgogliosa e perché.

Ti ringrazio tanto ma di strada ne devo fare molta, so di essere solo all’inizio di una difficile salita ma me la cavo. Ci sono dei progetti a cui tengo molto e di cui sono orgogliosa. Ho avuto la possibilità di fare un piccolo ma bellissimo ruolo nel film della Guasco girato ad Ancona, La leggenda di Bob Wind. Il film ha onorato Ancona con splendide immagini e riportato alla memoria il nome di Roberto Cimetta, un regista teatrale che ha fatto della sua vita un viaggio avanguardistico nel teatro di sperimentazione. E poi c’è un altro progetto di cui sono estremamente orgogliosa. Alice e il paese che si meraviglia. È un film totalmente indipendente diretto da una giovane regista all’esordio, anche lei marchigiana, Giulia Grandinetti. Questo film ha tanto da dire e porta con sé un pezzo di cuore di chiunque abbia partecipato. Ha un grande valore per me anche solo dal punto di vista della tenacia e dell’amore con cui i temi al suo interno sono stati affrontati. Per ora il film è quasi al completo. E ho fiducia che ne sentirete parlare presto.

Come mai ha deciso di seguire la recitazione? A che età ha scoperto questa passione?

Questa è una domanda ardua. Ho fatto il primo laboratorio a 16 anni ed è stato tanto bello quanto difficile, facevamo degli spettacoli in collaborazione con Amnesty International e affrontavamo temi di violenza sulle donne, repressioni e altri orrori, era un percorso ricco in cui dovevi in qualche modo affrontare te stesso e le tue paure. Questo mezzo di raccontare la verità l’ho trovato subito efficace perché non solo hai la possibilità di raccontare delle storie ma hai il privilegio di viverle sulla tua pelle. Bisogna trovarsi delle motivazioni forti per fare questo lavoro senza essere costantemente delusi e persuasi a smettere, perché i no che ricevi sono più dei sì, perché bisogna studiare tanto e faticare, correre dei rischi e prendersi delle responsabilità e si viene messi a dura prova ogni volta. Questo mestiere è quasi un sacerdozio, dovrebbe essere una vocazione del genere. Non puoi farlo per la fama o per i soldi, devi affrontarlo come un compito responsabile, con una funzione comunicativa specifica, devi scavare in profondità anche te stesso e permetterti di cambiare.

 Immaginiamo che lei possa lavorare domani per qualsiasi regista del mondo: quale sceglierebbe e perché?

Vorrei lavorare con Xavier Dolan, perché fa un tipo di cinema che adoro e attraverso i suoi attori e la maestria con il quale li dirige racconta e approfondisce tutte quelle debolezze umane, quelle incredibili sfumature che non si notano ad occhio distratto. Sarebbe un sogno essere diretta da Tarantino o da Tim Burton o essere un personaggio in un film di Almodovar. E perché non Terry Gilliam? O Scorsese? O Peter Brooke? Ce ne sono troppi. Ho avuto il grande onore di essere diretta dal grande Paul Haggis, per una scena al fianco di Liam Neeson, sul set di Third Person. Una grandissima emozione per le mie prime e anche ultime (per ora) parole hollywoodiane: “hi”, “no”, “bye”. Ecco, purtroppo la scena non era utile al fine del montaggio e non è stata inserita. Perciò non ho prove documentabili.

Torna spesso ad Ancona?

Torno spesso a casa ma non quanto vorrei. In realtà sono di un paesino vicino ad Ancona ma ad Ancona c’è mia nonna quindi quando torno è una tappa immancabile. Oggi ho un ottimo legame con il mio paese, quasi imprescindibile. La maggior parte dei miei affetti sono lì e non potrei mai rinunciare né sostituire qualcos’altro al nostro mare, ai nostri boschi, al nostro monte, come fai? È impossibile.

E a Roma si trova bene?

Per rispondere alla tua domanda userò un’ unica sillaba che la dice tutta, no. Roma è bella e se vuoi fare questo mestiere in Italia è meglio se stai da queste parti perché il lavoro è qui per la maggior parte dei casi, però è una città complicata. Indiscutibilmente bella ma molto complicata.

Perché se ne è andata?

Non so perché ma quando ero piccola pensavo sempre “io vivrò a Roma” e ho sempre proiettato la mia vita qui. Anche se non sapevo bene che cosa avrei fatto o scelto, sapevo che avrei vissuto a Roma. Comunque predestinazione a parte, in adolescenza sentivo che mi mancava qualcosa che avrei colmato fuori dal paesino e così sono andata via diciamo, prima a fare l’università a Bologna e poi a fare l’Accademia a Roma. Ho imparato tanto dall’andarmene, dal fare svariati lavori per mantenermi, dallo stare da sola, dal sentirmi spesso persa nel mondo e nonostante tutto trovare la forza di rialzarmi da sola, ma ho imparato altrettanto ogni volta che tornavo, dal sostegno incondizionato dei miei, dall’amore e dalla certezza della loro fiducia e dalla sola vista di quei luoghi familiari che mi hanno sempre dato ispirazione.

Tra dieci anni come si vede? Ancora attrice o preferisce cambiare?

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Sono assolutamente una persona che ama cambiare. Tra dieci anni mi vedo in una casa di campagna non troppo lontana dal centro, intenta a scrivere un romanzo davanti ad un camino acceso e poi il mese successivo mi vedo sul set di un film sui supereroi e mentre sto al trucco vedo mia figlia piccola che gioca con la parrucca di scena, ma è tanto bella che non ho il coraggio di rimproverarla e mi fa talmente sorridere di gioia che mi emoziono e mi scende una lacrima.

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