La burocrazia soffoca la movida: salta anche la Notte Blu di Palombina

Il tradizionale appuntamento estivo è stato annullato dagli organizzatori che si lamentano pure per i limiti d'orario alle serate musicali

Un'edizione passata della Notte Blu

La burocrazia batte di nuovo la movida. Ormai è una partita senza storia. Al lungo elenco di eventi rinviati o annullati a causa delle complicazioni di carattere normativo-organizzativo, si aggiunge la Notte Blu di Palombina, il tradizionale appuntamento estivo del litorale nord di Ancona. Quest’anno non si farà. Ad annunciarlo, Marco Calbucci, presidente della Coba, la Cooperativa Bagnanti di Palombina. «Non abbiamo le forze economiche, con il Comune abbiamo perso i contatti e tutto si è complicato terribilmente - dice -. Per ottenere i permessi bisogna superare mille ostacoli, le normative e i controlli sono stringenti, i costi lievitano. Organizzare una festa è diventata un’impresa». 

Niente Notte Blu, dunque. Colpa della burocrazia, come conferma Luca Brancatello del Cacao Beach: «Le normative sono diventate molto rigide dopo i fatti di Torino e la situazione è peggiorata dopo la tragedia di Corinaldo - spiega -. La legge non fa distinzioni: una festicciola in spiaggia con trenta persone equivale, per dire, a un concerto di Vasco Rossi. Non è colpa di chi le norme le applica, ma chi le fa dovrebbe un minimo correggerle perché con queste lungaggini burocratiche è diventato impossibile organizzare qualunque cosa anche su una spiaggia come Palombina che certamente non presenta i problemi di accesso di Portonovo». 

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Ma gli operatori si lamentano anche per la scarsa flessibilità sul piano degli orari per le serate musicali, con una disparità evidente rispetto al litorale di Falconara dove, grazie a un’apposita deroga firmata dal Comune, è possibile diffondere musica fino alle 3 di notte per 4 giorni alla settimana durante tutta l’estate. «Noi, invece, dobbiamo staccarla sempre a mezzanotte, ad eccezione del sabato quando si può arrivare all’una o, richiedendo una deroga, alle due: è un’ordinanza assurda», osserva Calbucci. 

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