Prigioniera di un paradiso terrestre, Nina vuole tornare a casa: «Mi sento abbandonata»

L'odissea di una ragazza di 24 anni bloccata su una piccola isola caraibica: «Mi hanno cancellato tre voli, l'Italia non sta aiutando i suoi cittadini all'estero»

Nina Daniele, l'anconetana bloccata in Messico

Non è disperata, ma delusa. Si sente abbandonata da tutti: istituzioni, consolato, ambasciata, ma soprattutto dalle compagnie aeree. «Ho speso quasi mille euro per tre voli di rientro che sono stati cancellati, uno dietro l’altro» dice Nina Daniele, 24enne anconetana da più di un mese bloccata in un paradiso terrestre che per lei è diventato una prigionia: si chiama Holbox, è una piccolissima isola caraibica a nord dello Yucatan, in Messico, dove le auto sono bandite e si gira solo in bici o su golf car. Qui Nina è ospite di un ostello insieme a una trentina di giovani provenienti da varie nazioni.

«Facciamo volontariato, in cambio ci viene dato l’alloggio» spiega la giovane anconetana che d’estate fa la cameriera a Portonovo e con i risparmi passa l’inverno a viaggiare. «Io e il mio ragazzo siamo partiti il 23 novembre per un tour zaino in spalla in Messico e in Guatemala - racconta -. Lui nel frattempo è tornato per esigenze di lavoro, io ho deciso di concludere la vacanza da sola qui, ad Helbox. Quando è scoppiata l’epidemia, ormai era troppo tardi per tornare. Sono rimasta bloccata qua e fortunatamente i proprietari dell’ostello in cui facevo volontariato hanno deciso di ospitare a proprie spese me, gli altri volontari e qualche ex cliente che non sapeva più dove andare. Siamo in 29: ci siamo organizzati e autogestiti, come in una comunità, dividendoci i compiti e così abbiamo trovato un punto d’equilibrio. Anche qui hanno imposto la quarantena, ormai da 22 giorni: non possiamo uscire, se non per andare a fare spesa. Le spiagge sono interdette. Ma la cosa preoccupante è che non riusciamo a tornare a casa».

Un’odissea senza fine per Nina, che le ha provate tutte. «Mi hanno cancellato ben tre voli, gli ultimi due di una compagnia che continua a mettere in vendita biglietti per poi annullarli e non rimborsarli - spiega -. Ho speso quasi 1000 euro a vuoto e senza rivedere un euro. Nonostante le telefonate e le e-mail al consolato, alla Farnesina e alle varie compagnie aeree nessuno risponde, se non la segreteria che tra le altre cose è piena. Con la Farnesina sono riuscita a parlare ieri, finalmente: mi è stato detto che non c’è possibilità di influire sulle compagnie aeree, loro possono solo organizzare voli di rientro per gli italiani, a loro spese. Peccato che danno un preavviso minimo e uno non riesce nemmeno a prenotarsi. La carenza di informazioni è la cosa peggiore: nessuno sa niente, l’unica cosa che ho in mano è un voucher che non so quando userò, viste le condizioni». L’appello di Nina è perché qualcuno la aiuti a tornare in Italia. «Qui sto bene, sia chiaro, non sono disperata, viviamo come in un’oasi e per fortuna non ci sono stati casi di Coronavirus: ma le strutture sanitarie sono deficitarie, se dovesse diffondersi il contagio non so cosa potrebbe succedere. Amo il mio Paese e sono immensamente grata di essere nata in Italia, ma purtroppo mi sento abbandonata. Altre nazioni organizzano voli di rientro, solo lo Stato italiano non sta offrendo aiuto ai propri cittadini all’estero, ma li sta ponendo in situazioni ancora più difficili, visto i costi elevati da dover affrontare per le spese aeree e quelle quotidiane. Cosa dovrei fare, comprarmi un quarto biglietto e aspettare che me lo cancellino così da perdere ulteriori soldi? È un diritto avere la possibilità di tornare a casa». 

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